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Aiuto immediato, soluzioni future

Eva Guttman

Il tempo ha iniziato a scorrere rapidamente dal primo secondo. Dopo il terremoto de L’Aquila del 6 aprile 2009, in un attimo, circa 70.000 persone nella regione si sono ritrovate senza casa. Sono state quindi alloggiate nelle tendopoli, sistemazioni provvisorie adatte in estate e in autunno, ma alla fine di ottobre anche in Abruzzo inizia a fare freddo e per quel periodo la maggior parte delle persone avrebbe dovuto ricevere una nuova casa.
La Protezione Civile italiana si è attivata tempestivamente: già a maggio infatti è stato emesso un procedimento di gara d’appalto per la costruzione di 150 nuove case.

Il sistema a punti Alla base di questo procedimento di gara d’appalto c’era il Progetto C.A.S.E., sviluppato secondo le disposizioni legislative per edifici duraturi e antisismici, e costituito da un sistema a punti, secondo il quale trenta sfollati dovevano essere suddivisi per cinque case. Il punteggio massimo raggiunto è stato 100. 44 imprese edili, in parte internazionali, si sono candidate per partecipare alla gara d’appalto e 16 di queste hanno ottenuto l’incarico. Numerose aziende hanno optato per le costruzioni in legno a telaio o in XLAM, sia per la velocità di realizzazione che per la resistenza sismica intrinseca nella leggerezza delle strutture in legno. 

Presupposti per la ricostruzione
L’autorità amministrativa italiana ha designato in tempi lampo, in parte anche espropriando alcuni terreni, e definito nei dintorni de L’Aquila venti zone di costruzione, all’interno delle quali sarebbero sorti nuovi centri abitati e case per circa 600 persone.

Terremoto6 Aprile 2009
Conferimento del lavoro18 Giugno 2009 (72 giorni)
Inizio dei lavori11 Luglio 2009 (22 giorni)
Completamento 1° edificio abitativo4 Settembre 2009 (55 giorni)

In questo modo, alla fine di ottobre, 12.000 persone avrebbero avuto nuovamente un tetto sulla testa. Uno slittamento nei tempi di realizzazione avrebbe comportato per le imprese incaricate una penale molto alta. La costruzione degli edifici doveva avvenire su 21 piattaforme in cemento armato standardizzate della dimensione di 57 m, e su ogni piattaforma doveva sorgere un edificio a tre piani. Nelle 20 zone di costruzione sono state collocate 150 tavole sopraelevate su pilastri di cemento armato antisismici, sotto i quali poter parcheggiare le proprie automobili, in modo da rispettare il più possibile i criteri urbanistici.

Due varianti Tra le varie ditte edili appaltatrici c’erano anche quelle con fornitori provenienti da diversi paesi stranieri. Due di queste collaborazioni sono state esemplari: si tratta di cooperazioni che hanno permesso di realizzare costruzioni in XLAM italiane con i pannelli lignei forniti da produttori austriaci. In una variante vengono costruiti edifici abitativi a tre piani, costituiti da quattro uniche parti strutturali, unite l’una all’altra da una scalinata. Gli elementi in XLAM vengono uniti già in fabbrica in modo che tutte le aperture per le porte, per le finestre, per le prese di corrente, per i filtri, ecc. possano essere già pronte e disponibili. Poi, sempre in un’officina di carpenteria austriaca, viene effettuato l’isolamento termico, e una volta che tutti i componenti sono pronti vengono portati con il camion in cantiere, e lì montati. La costruzione delle pareti avviene con 16,3 cm di XLAM, 10 cm di isolamento intonacato e un inserto interno con doppio rivestimento in cartongesso e soffitto non rivestito. La seconda variante si basa su di un altro concetto: gli elementi per le pareti, per il pavimento e per il soffitto, di 1,25 m di larghezza, sono assemblati in officina e consegnati in cantiere, dove vengono poi smontati. Da questi elementi vengono costruiti circa sette edifici abitativi compatti a tre piani, ognuno dei quali con 27 appartamenti, la cui costruzione totale, compresa di scalinata e di tromba dell’ascensore, è di legno massello. Sulle pareti esterne, spesse 11 cm, vengono applicati, come strato isolante, dei pannelli isolanti in sughero idrorepellenti di 3 cm di spessore, le facciate sono in lastre di fibrocemento. All’interno vengono applicati, ancora una volta, pannelli termici e una lastra di cartongesso; rimane visibile solo il soffitto dalla superficie in legno. Entrambe le varianti rispondono ai requisiti antincendio e di isolamento acustico, secondo la legge edilizia italiana sulla struttura delle pareti e del soffitto. La protezione antisismica è garantita sia dalle lastre in cemento armato, che dalla costruzione in legno.

La ricostruzione è iniziata l’11 luglio 2009 e alla fine di ottobre le case erano pronte per essere consegnate. Questo successo è da attribuire, non per ultimo, alla cooperazione con le ditte austriache, che hanno messo a disposizione il materiale e le competenze tecniche e i partner italiani che hanno avuto le capacità necessarie e l’esperienza logistica per gestire il cantiere più grande d’Europa. A questo si aggiunge la facilità della tecnica di lavorazione del legno massello che, con l’aiuto dell’esatta etichettatura di ogni elemento e il relativo piano di installazione, è stata rapidamente appresa dagli operai italiani. In questo modo si sono create le condizioni adatte per il proseguimento della collaborazione tra i due paesi, anche senza l’arrivo di nuove catastrofi naturali.



Gli effetti del sisma sulla città e sulle case aquilane
L’arrivo e il montaggio dei nuovi edifici residenziali in legno massiccio



I nuovi edifici montati e arredati

Fotografie

Luciano Cotena, Eidon, Getty Images, Sieglinde Weger, Kurt Zweifel