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L'Aquila, una testimonianza oculare

Monica Pelliccione

L'Aquila una testimoniaza oculare

Lunedì, 6 aprile 2009, ore 3:32. Un terremoto con magnitudo registrata di 5,8 gradi della scala Richter ha scosso la città de L’Aquila. In pochi secondi la città, fondata nel medioevo da Federico II, ha cambiato completamente aspetto. I suoi splendidi edifici sono crollati come case di cartone: la Torre Civica del Palazzo Margherita, il Municipio, la Basilica di Collemaggio, la Prefettura nel centro storico, la casa dello studente in via XX Settembre. Trecento persone, tra cui bambini, giovani e anziani hanno perso la vita sotto le macerie. L’alba del giorno seguente ha portato alla luce la vera entità della catastrofe e ovunque si percepisce il dolore dei parenti delle vittime e di tutte quelle migliaia di famiglie che hanno perso la loro casa. Non è stata solo distrutta una delle città più affascinanti d’Italia, con le sue opere d’arte, gli edifici, le scuole e le chiese, ma anche i paesi circostanti. Le immagini del paesino di montagna di Onna, raso al suolo dal terremoto, hanno fatto il giro del mondo: a regnare solo silenzio e distruzione. Il paesaggio è simile a quello che ha appena subito un bombardamento. A placare l’orrore del devastante terremoto, nei cuori delle persone in Abruzzo, è la certezza confortante di non essere soli. Qui da noi una tale ondata di solidarietà così immediata non si era mai vista prima d’ora. Oltre ai numeri e alle cifre della tragedia ci sono anche quelli delle persone in qualche modo coinvolte: nei sei mesi successivi al 6 aprile sono state registrate oltre 11.000 scosse di assestamento, 67.500 persone sono state assistite dalla Protezione Civile e 166.000 volontari si sono presentati da tutta l’Italia per dare il loro aiuto. Le case, assegnate in brevissimo tempo alle migliaia di famiglie di sfollati, sono state considerate un miracolo. L’Italia ha già subito moltissimi terremoti, in seguito ai quali la maggior parte delle persone ha dovuto vivere per venti, trent’anni, in alloggi di emergenza. Per prevenire una situazione simile, nel caso de L’Aquila, la Protezione Civile ha reagito tempestivamente e ha fatto costruire nei dintorni de L’Aquila 150 case. A molte famiglie sono state già consegnate le chiavi della loro nuova casa. Per coloro che hanno perso tutto nel terremoto questa è una svolta importante. Antonio, che si è appena trasferito con sua moglie e con i suoi due figli nella sua nuova casa a Preturo, è entusiasta: “L’ambiente interno è molto confortevole, caldo e luminoso”, spiega, “finalmente abbiamo di nuovo una vera casa.”

Monica Pelliccione, Settembre 2009

Terremoti in Italia

(1) L’Aquila 6 aprile 2009     
5,8 gradi della scala Richter, 297 morti

(2) San Giuliano 31 ottobre 2002
5,4 gradi della scala Richter, 30 morti

(3) Umbria 26 settembre 1997
5,6 gradi della scala Richter, 11 morti

(4) Irpinia e Basilicata 23 novembre 1980
6,9 gradi della scala Richter, 2.375 morti

(5) Friuli 6 maggio 1976
6,4 gradi della scala Richter, 989 morti

(6) Belice 20 gennaio 1968
6,4 gradi della scala Richter, 400 morti

(7) Avezzano 13 gennaio 1915
6,8 gradi della scala Richter, 33.000 morti

(8) Messina e Reggio Calabria 28 dicembre 1908
7,2 gradi della scala Richter, 70 – 100.000 morti

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