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Learning from L'Aquila, dopo il terremoto

La ricostruzione post-terremoto è un'esperienza drammatica e unica nella sua complessità di logistica e tempistiche. Abbiamo chiesto ad alcuni dei suoi protagonisti quali insegnamenti generali se ne possano trarre per il costruire futuro in Italia

Contributi: Spatti, Weger, Bernasconi, Piazza, Follesa, Toniolli, Ninatti

Giovanni Spatti, Wood Beton

materialegno Come e perché avete deciso di partecipare alla ricostruzione in Abruzzo? Come è iniziata per voi questa esperienza e come è continuata? Quali sono le ricadute del know-how sviluppato in questo contesto?

Spatti Tutto nasce con il Progetto C.A.S.E., molto atteso dagli operatori, ma con un certo scetticismo a causa dei tempi stretti previsti per rispondere al bando (documentazione, progetto, capitolati), e per realizzare le opere (alte penali, restrizioni burocratiche e qualifiche amministrative e finanziarie richieste). Inizialmente noi non pensavamo di partecipare direttamente, ma eravamo stati coinvolti come fornitori da un consorzio di aziende, che alla fine ha deciso di rinunciare. Al contrario, noi ci siamo resi conto di avere la potenzialità per candidarci in proprio, sviluppando un progetto architettonico e distributivo, che stavamo già studiando, e che bene si adeguava alle richieste del bando. Ci siamo messi perciò in moto con risorse interne e, come unica azienda singola, abbiamo vinto uno degli incarichi. Il bando prevedeva 100 punti massimi, ripartiti in 65 punti per la qualità complessiva del progetto, 25 per il costo, e 10 per la tempistica. Noi abbiamo ottenuto 58 punti per il progetto, valutato positivamente soprattutto grazie alla flessibilità distributiva degli alloggi, alla qualità delle finiture, alla scelta del sistema in legno, che integra molto bene le necessità dell’impiantistica (anche i vani ascensori sono in legno), alla garanzia sul rispetto dei tempi e al prezzo proposto. La vincita del bando ci ha fatto molto piacere, ma ci ha procurato anche ansia e la consapevolezza delle difficoltà. Fra la proclamazione dei risultati e la presentazione dei disegni esecutivi c’erano solo 12 giorni, e fra gli esecutivi e l’inizio dei lavori in cantiere solo 15. La Protezione Civile si è però da subito dimostrata un partner affidabile, creando un gruppo di lavoro efficiente composto da numerosi specialisti, provenienti dal mondo delle aziende, e quindi molto reattivi e pragmatici. L’Aquila è stato un grande insegnamento, in particolare sulla necessità di gestire il progetto a 360°. La logistica è stata una questione centrale: come coordinare tutti in uno spazio ridotto, come portare i materiali in cantiere, dove stoccarli in attesa dei montaggi. Tutto avveniva in contemporanea: noi stavamo montando i piani superiori degli edifici, mentre ancora si toglievano i casseri delle sottostanti piattaforme base in cemento; i mobili entravano mentre gli edifici erano ancora in costruzione. La capacità di organizzazione del cantiere si è rivelata fondamentale, tanto quanto la qualità intrinseca del progetto. Questa esperienza ha reso ancora più evidente come il progettare e il costruire sia un processo a più dimensioni, dove anche le tempistiche e i costi sono elementi imprescindibili dal risultato finale. Se abbiamo vinto, lo dobbiamo anche alla decisione di costruire in legno, un materiale straordinario, quasi troppo facile nel suo impiego. Noi nasciamo come azienda di prefabbricati in cemento armato, che nel corso della sua storia ha scoperto le qualità del legno e ha deciso di utilizzarle insieme agli altri materiali. Il legno porta in sé molti vantaggi: è ecosostenibile, rinnovabile, ha qualità intrinseche di isolante termico e acustico. Dobbiamo però fugare ogni dubbio dall’opinione pubblica: il legno a tutt’oggi è considerato un materiale povero (o al contrario molto caro), e deperibile; è nostro compito far capire che il legno a tutti gli effetti può e deve essere impiegato (a pari dignità) come e con gli altri materiali, quali acciaio, cemento armato o mattone. E non dobbiamo temere di utilizzare il legno accoppiato ad altri materiali. Anzi. Non si tratta di concorrenza, ma d’integrare i saperi e le qualità. Noi come azienda dobbiamo fare strategie a medio e lungo termine. Dobbiamo comprendere le attese dei committenti, ma anche indirizzarli verso ciò che ancora non conoscono bene, vincendo le resistenze psicologiche che ancora sussistono, coinvolgendoli meglio nella progettazione. Come costruttori abbiamo la responsabilità di lavorare bene, sia nei riguardi dei committenti, che per assicurare un futuro al nostro fare. Pensando al legno, oggi molti imprenditori si stanno lanciando su questo mercato, e purtroppo alcuni lo fanno senza le qualifiche necessarie. Può capitare perciò di vedere edifici in legno precocemente in rovina. La colpa non è quindi del materiale, ma dell’impropria progettazione e realizzazione. Situazioni che poi diventano esempi negativi di un materiale che, al contrario, se utilizzato bene resiste nel tempo. Qui dovrebbero aiutarci anche i mass media, che invece contribuiscono spesso alla disinformazione. Finché si parla di “Casette” e non di “Case in legno” non si rende un vero servizio di informazione, ma si introduce già un’accezione diminutiva e negativa.

Sieglinde Weger, proHolz Austria

materialegno Il legno nell’edilizia residenziale. Alla luce dell’esperienza austriaca, quali sono state le difficoltà incontrate in Austria (politiche, culturali, sociali, economiche), e quali sembrano essere la ricezione e le difficoltà attuali in Italia?

Weger Gli edifici residenziali in legno, ed in particolare i grandi insediamenti di Housing sociale con edifici multipiano, sono una realtà in Austria già da qualche anno. Molte persone abitano in questi edifici, persone che non erano precedentemente abituate ad abitare in case di legno. Ricerche svolte direttamente sul posto dimostrano come il riscontro sia molto positivo: la maggior parte degli abitanti era indifferente al materiale, considerandolo come un normale materiale da costruzione, ma molti si sono anche espressi come particolarmente contenti di abitare in spazi spontaneamente confortevoli. Anche i sondaggi sul microclima e lo standard energetico dimostrano che questi edifici trovano l’approvazione degli abitanti. Quando si costruisce occorre competenza, come con qualsiasi altro materiale. Questo vale ancora di più quando si costruiscono edifici multipiano abitati da molte persone. In Austria la cultura del legno c’è da sempre, ma tradizionalmente il legno era piuttosto considerato come adeguato soprattutto per edifici unifamiliari e rurali. Fino agli anni ’70 anche da noi c’erano numerose perplessità sull’uso del legno in città o per grandi edifici, dovute all’associazione del legno con il contesto alpino e il freddo. Una cosa però la sapevamo: gli edifici in legno possono durare a lungo, anche in situazioni difficili; avevamo molti esempi storici a dimostrazione. Negli ultimi decenni la tecnologia del legno ha fatto passi da gigante. Oggi parliamo del legno anche come di un materiale ingegnerizzato. Prima mancavano l’industria, le leggi, il knowhow, le informazioni. Oggi invece la situazione è matura, anche se alcune resistenze ci sono ancora. Intanto in Austria, un poco alla volta, il legno è diventato un materiale come gli altri, utilizzabile al pari o in alternativa ad altri sistemi costruttivi. Il knowhow è disponibile, il materiale è fornibile, il costo è affrontabile ed equiparabile ad altre tecnologie edilizie. In questi mesi si sta iniziando a costruire il quartiere Seestadt Aspern che realizzerà un grande ampliamento della città di Vienna, e ci attendiamo una forte presenza del legno nelle abitazioni. Queste esperienze austriache non sono isolate, come dimostrano edifici a Berlino, Londra, Lugano, Barcellona. Riguardo all’Italia, mi sento di dire che le difficoltà di ricezione e di utilizzo, che circondano il costruire in legno sono fisiologiche, e riguardano le diffidenze verso ciò che è nuovo e non ben conosciuto. Come dicevo, anche le prime esperienze austriache di Social Housing si sono scontrate con pregiudizi e sono state attuate con molte difficoltà, soprattutto nel trovare costruttori in grado di realizzare volumi tanto grandi. La realizzazione e la visibilità dei progetti conclusi ha tuttavia portato ad un cambiamento di tendenza. Anche per l’Italia, la cosa migliore è di portare avanti le realizzazioni in corso e di stimolarne di nuove. Al contempo è necessario informare bene l’opinione pubblica e aggiornare gli operatori su quanto avviene di nuovo in questo settore.

Il terremoto dell’Aprile 2009. Sono evidenziati l’epicentro e i comuni colpiti. È ben visibile l’estensione della zona rossa de L’Aquila.

Andrea Bernasconi, Politecnico di Graz

materialegno Cosa può offrire di specifico e “vantaggioso” il legno, grazie alle sue caratteristiche di materiale e alle sue tecnologie attuali (sistemi a telaio, XLAM) in situazioni di disagio geologico e naturale (velocità di costruzione, affidabilità a medio-lungo termine, prevedibilità del costo finale)?

Bernasconi Parlare da un punto di vista tecnico su questo tema è allo stesso momento ragionare su una questione di cultura. Quando ho iniziato gli studi, i colleghi mi dicevano che stavo perdendo tempo a dedicarli al legno, perché di questo materiale si conosceva già tutto. Oggi sappiamo che non è così e che, per molti versi, siamo all’inizio di una nuova possibilità per un materiale antico come l’abitare dell’uomo. Il legno nelle costruzioni viene oggi utilizzato facendo ricorso a molte tecnologie diverse, dal sistema a telaio, al lamellare, fino al più recente XLAM, ognuno con le sue caratteristiche e peculiarità. In tutti questi sistemi il legno porta sempre con sé il vantaggio di una grande facilità di connessione, dell’assenza di qualsiasi ponte termico, e della sua leggerezza. Il legno permette di abbattere enormemente la massa della struttura costruita, e quindi aumenta la resistenza a fenomeni dinamici come il terremoto. Pensando proprio a questo evento naturale disastroso, oggi così drammaticamente attuale in seguito alla tragedia che ha colpito l’Abruzzo, ma questione costante con cui deve confrontarsi ogni costruzione sul territorio italiano, possiamo dire che un edificio di legno realizzato bene ha già in sé la propria sicurezza antisismica: non si tratta quindi di mettere in sicurezza l’edificio dopo la realizzazione, poiché questa fa già parte delle caratteristiche di leggerezza del materiale stesso e della sua corretta applicazione. Questi aspetti del legno non sono da valutare rispetto ad altri materiali, ma da ritenere quali caratteri positivi in sé. Dovremmo evitare di fare il confronto per vedere chi è il migliore. Ogni materiale e sistema costruttivo va valutato per quanto è in grado di offrire nella situazione specifica. Non si tratta cioè di rimpiazzare metodi conosciuti e tradizionali con nuovi sistemi e materiali, di sostituire il cemento armato con il legno, ma di considerare e di lavorare il legno in quanto tale. Non dobbiamo tuttavia neanche essere ingenui. Spesso si sente dire, o si legge, che costruire in legno è più caro che con i sistemi tradizionali. Qui andrebbero citati tutti i dati del problema. Ad esempio, è vero che una soletta in XLAM di 8 m di luce e 40 cm di spessore è più cara in partenza di una tradizionale in cemento, ma ciò vale solo a patto che la soletta sia semplice e continua. Non appena si devono prevedere e realizzare vani scale, sbalzi di balconi, cordoli o altri elementi, il discorso cambia, perché in questo caso con l’XLAM si può fare tutto con un unico materiale, senza necessità di ricorrere a costosi dettagli e delicati collegamenti fra materiali diversi. C’è poi una domanda sempre presente nell’opinione pubblica: quale è l’affidabilità a mediolungo termine di una costruzione in legno? Ci sono molte Cassandre in giro, e non solo in Italia. Questa è anche la chiara conseguenza di un problema di interessi economici e di lobby che li tutelano. Il mercato delle costruzioni si è reso conto che il legno è di moda. Così, paradossalmente, si assiste perfino alla mimetizzazione di edifici costruiti con materiali tradizionali, che sono rivestiti in legno, spesso in modo improprio ed inadeguato, mentre i nuovi edifici con struttura portante in legno non sono riconoscibili come tali dalla loro apparenza. Ciò deriva da una giusta attenzione alla protezione del legno e all’utilizzo corretto di questo materiale come elemento strutturale secondo le sue caratteristiche tecniche. La tecnologia oggi rende il legno un normale materiale da costruzione, senza necessità costruttiva di mostrarlo. E finalmente dal 2008 esiste anche una normativa che contempla e disciplina le costruzioni in legno, aiutando a normalizzarne l’immagine e a renderlo plausibile agli occhi di più operatori e committenti. Quindi, se un progettista decide ora di utilizzare il legno come materiale a vista, è per una libera scelta di espressione linguistica e non per necessità tecnica o di realizzazione.

Maurizio Piazza, Università di Trento

materialegno Il caso della ricostruzione in Abruzzo. Quali sono le possibili ricadute di know-how sull’università, quali stimoli danno alla ricerca e alla didattica, quali i possibili coinvolgimenti?

Piazza Il legno è ormai diventato “di moda”, questo è un dato di fatto. Tutti ne parlano, molto spesso anche a sproposito. Nelle università si nota un interesse e una maggiore richiesta di corsi dedicati al tema del costruire in legno e, probabilmente, ciò aumenterà ancora di più in futuro. Noi dobbiamo essere attenti a governare e indirizzare questa crescente domanda affinché il sapere divenga radicato nel costruire e non resti solo immagine. Mi pare, infatti, che molta dell’architettura più appariscente sia oggi un fatto di moda. Al cosiddetto “archistar” spesso non interessa veramente come la sua opera sarà realizzata, ma cosa può essere meglio spendibile sui media. Per noi è diverso. Come specialisti, in questi progetti riconosciamo subito le situazioni nelle quali il legno avrà certamente problemi, nel tempo, ma dove il progettista ha scelto comunque di utilizzarlo per guadagnare qualche punto in più per gli aspetti della sostenibilità ecc. Oggi sappiamo molto e molto abbiamo imparato dalle esperienze passate: dobbiamo applicare questo sapere in modo consapevole. C’è ancora chi mette su un solaio di legno del calcestruzzo “non collaborante” per appesantire e ridurre le vibrazioni. Questo è inconcepibile, visto che oggi la tecnica e la tecnologia del solaio legno – calcestruzzo collaborante è ben sperimentata e diffusamente utilizzata. È nostro compito chiarire che questo modo di fare non è responsabile. L’università è impegnata nella didattica e nella ricerca, e dovrebbe anche informare meglio sul lavoro che sta facendo. Il numero di progettisti in Italia in grado di progettare in legno sta aumentando rapidamente, grazie anche all’aumento dei corsi universitari sul legno. Oggi, in Italia, ci sono corsi universitari dedicati alle nuove tecnologie del legno a Trento, Firenze, Genova e Napoli. A loro volta, diverse altre universitàsi sono attivate da tempo sul tema del recupero del legno negli edifici storici; tema questo molto attuale ed esteso nel patrimonio edilizio italiano. Ci stiamo quindi muovendo in un panorama che, dal punto di vista didattico, si sta rapidamente e positivamente evolvendo in Italia. Anche in Trentino, in una situazione certamente privilegiata, ancora agli inizi degli anni ’90 le condizioni erano diverse, e i corsi sul legno erano poco considerati nel corso degli studi. Guardando anche al panorama europeo, con situazioni ben più consolidate in alcuni paesi, la situazione italiana può anche essere vista come vantaggiosa. Mi spiego meglio: la quasi totale assenza di una tradizione rigida e sedimentata per la costruzione lignea moderna può essere positiva, perché permette di accogliere le novità del settore senza troppe verità già acquisite e fisse. Ritornando all’esempio citato dei solai legno – calcestruzzo, è l’Italia ad avere applicato estesamente per prima in Europa tale tecnologia, mentre altri paesi, caratterizzati da più lunga tradizione nella costruzione lignea, si sono mossi con almeno una decina di anni di ritardo. In definitiva, sono convinto che il legno, come studiato oggi, è un materiale ancora giovane e nuovo e, come tale, deve essere ancora scoperto appieno e valorizzato, non avendo ancora dato il meglio di sé! Proprio a questo riguardo vorrei evidenziare quanto importante sia la nuova normativa italiana, in particolare le Norme Tecniche sulle costruzioni 2008. Questo è uno strumento fondamentale, che assicura pari dignità fra i diversi materiali utilizzati nel settore della costruzione. In tale nuovo contesto normativo è fondamentale che si arrivi a una definizione chiara della qualità del materiale, fino alla norma di prodotto, per tutti i prodotti che si utilizzano. Non dobbiamo però vedere la normativa come un sistema chiuso e definito per sempre. Proprio perché lo studio del legno e delle sue potenzialità è in pieno sviluppo, è importante lavorare per un continuo aggiornamento normativo, per includere nuove acquisizioni della tecnologia e della ricerca.

Maurizio Follesa, Timber Engineering, Firenze

materialegno È possibile fare un quadro sintetico delle realtà normative e delle eventuali difficoltà logistiche per le costruzioni in legno in Italia?

Follesa Le costruzioni di legno sono finalmente pienamente contemplate all’interno del panorama normativo italiano e parificate rispetto agli altri materiali da costruzione. Con il DM 14⁄ 01⁄ 2008 “Norme Tecniche per le Costruzioni” sono state emanate le nuove norme tecniche, che contengono ben tre paragrafi relativi alla progettazione di strutture di legno. Questi, insieme alla circolare applicativa delle Norme Tecniche del 2 febbraio 2009, e con l’ausilio degli altri documenti normativi di riferimento (CNR DT 206⁄ 2007 “Istruzioni per la Progettazione, l’Esecuzione ed il Controllo delle Strutture di Legno” e Eurocodice 5) contenenti le formule di calcolo e verifica, peraltro citati all’interno delle stesse Norme Tecniche, costituiscono una solida base di riferimento per la progettazione delle costruzioni di legno, fornendo al progettista italiano gli strumenti necessari per progettare con questo materiale con fiducia e tranquillità. Le stesse norme definiscono, in particolare per i materiali e prodotti strutturali a base di legno, come per gli altri materiali da costruzione, requisiti e modalità operative affinché: il progettista possa effettuare la prescrizione di materiali e prodotti a base di legno “strutturali”, ovvero classificati secondo la resistenza; i produttori/fornitori di tali elementi strutturali siano qualificati dal Servizio Tecnico Centrale del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici; il direttore dei lavori, che deve accettare soltanto elementi strutturali forniti da produttori qualificati dal Servizio Tecnico Centrale, abbia una informazione chiara ed esaustiva sui prodotti strutturali a base di legno, sulle procedure di qualificazione e sulla loro rintracciabilità. Questo DM 2008 è stato molto utile per permettere l’estesa realizzazione di edifici in legno nel caso della ricostruzione de L’Aquila. Se la normativa italiana è ben aggiornata a livello nazionale, alcune difficoltà si possono presentare a livello locale, dove i diversi regolamenti edilizi, e i tecnici preposti alla loro attuazione, non hanno ancora dimestichezza col nuovo quadro legislativo. I criteri generali di progettazione, e le indicazioni presenti in normativa, sono comunque del tutto sufficienti per la progettazione. È opportuno, e direi necessario, che i risultati ottenuti recentemente, nel campo della ricerca scientifica in questo settore, vengano presto integrati in chiare indicazioni normative che possano costituire, oltre che un valido supporto per i progettisti, un pieno e completo riconoscimento normativo di sistemi costruttivi, che stanno già diventando uno standard costruttivo anche nel nostro Paese. È un dato di fatto che i corsi universitari, che formano nuovi tecnici progettisti in questo settore, in Italia siano ancora pochi, anche se in crescita e, a parte le lodevoli iniziative formative di promo_legno, i progettisti hanno poche possibilità di reperire le informazioni necessarie. A questo proposito iniziative come quella portata avanti dalla Regione Toscana, attraverso la pubblicazione nel 2009 delle “Linee Guida per l’edilizia in legno in Toscana” (www.regione.toscana.it) – un manuale di circa 300 pagine rivolto principalmente ai tecnici, ma anche a tutti gli operatori del settore, sulla progettazione e realizzazione di edifici a stuttura di legno costituiscono certamente, oltre che un valido aiuto, anche un esempio da seguire da parte di tutte quelle amministrazioni pubbliche orientate verso tematiche quali la sostenibilità e la sicurezza del proprio patrimonio abitativo. Inoltre la diffusione gratuita, aperta realmente a tutti i progettisti e operatori del settore, e non rivolta ad un discorso di protezione o promozione locale, delle informazioni tecniche e delle possibilità applicative di sistemi costruttivi finora poco conosciuti nel nostro Paese, è un modo intelligente di promuovere il processo di trasformazione edilizia verso una maggiore sostenibilità e un uso più equo delle risorse ambientali, nella convinzione che una crescita in tal senso sia un fattore positivo per tutto il Paese.

Paolo Toniolli, ITEA Istituto Trentino Edilizia Autonoma

materialegno L’esperienza di ITEA S.p.A. in Abruzzo: bilancio dell’attività a otto mesi dal sisma. Focus sui risultati raggiunti, le conferme e le scoperte; quali le possibili eredità future?

Toniolli Fin dalla prima emergenza la presenza dei tecnici ITEA nelle terre terremotate è stata assicurata con continuità e grande professionalità. L’attività è stata prevalentemente di progettazione e direzione lavori nei cantieri dei comuni di Paganica, San Demetrio, Villa Sant’Angelo, Coppito e Onna. 5.000 ore per l’Abruzzo: dal 3 maggio ad oggi 26 tecnici di ITEA S.p.A. hanno costantemente operato nelle terre del sisma, affiancando gli uomini del Servizio Tecnico della Provincia Autonoma di Trento e della Protezione Civile. Complessivamente sono state coinvolte circa 3200 persone, di cui una parte è ancora sul posto per terminare i cantieri avviati negli ultimi mesi. Nella prima fase di intervento priorità assoluta è stata data all’individuazione, in accordo con le municipalità locali, delle aree che necessitavano maggiormente di interventi estesi per trovare soluzioni abitative. Abbiamo optato per tipologie edilizie unifamiliari, realizzando le case secondo criteri di durata, anche se progettate per risolvere la prima emergenza. Lavorare fianco a fianco dei volontari e dei tecnici in Abruzzo, ha significato per tutti un’esperienza straordinaria sia sotto il profilo umano che professionale. Allo stato attuale, però, non sarà né questo vissuto né il reciproco scambio di conoscenze, avvenuto durante la permanenza nelle terre del sisma, a cambiare i pregiudizi, ormai superati per gli addetti ai lavori, ma ancora in parte presenti tra la gente del posto, sull’impiego del legno in edilizia. Sarà solo il corso naturale della ricerca e della didattica a dimostrare il contrario e a sostenere scientificamente le concrete potenzialità di questo materiale e delle sue nuove applicazioni. L’Abruzzo ha tuttavia dimostrato come sia possibile costruire bene e in tempi brevissimi: un risultato reso possibile solo grazie allo stato di alta emergenza, che ha favorito il superamento delle pastoie burocratiche. Un fenomeno quest’ultimo ben noto in Italia, dove le lungaggini e gli ostacoli per ricevere le concessioni edilizie sono a volte insormontabili. La velocità dei processi concessori è invece di fondamentale importanza, perché non è solo una questione di tempi, ma di gestione della capacità organizzativa, pur garantendo standard elevati. La durata di un intervento deve essere adeguata alla sua velocità di costruzione: attualmente in Italia l’iter concessivo è particolarmente lungo, in alcuni casi al limite del patologico. In questo caso, il legno può contribuire fortemente a ridurre i tempi di costruzione grazie al buon comportamento strutturale e alla sua facilità di montaggio. La nostra esperienza abruzzese non nasce dal nulla. La crescita e lo sviluppo del settore del legno in edilizia è patrimonio della provincia di Trento, che intende sostenerla anche in vista della nascita della “Filiera breve del legno”, che coordinerà l’insieme delle fasi di lavorazione, dall’esbosco alla certificazione finale. La Provincia Autonoma di Trento ha lanciato un Piano straordinario per la realizzazione di 9.000 alloggi, che sarà gestito da ITEA S.p.A. e che vedrà la realizzazione di almeno il 10 % degli edifici in legno, avvalendosi dell’esperienza e del sapere dell’Università degli Studi di Trento e dell’Istituto CNR-IVALSA. Favorita dal sinergico coordinamento con questa partnership, l’attività di ricerca si è concretizzata nel progetto “Green Model House”, lanciato poco prima del terremoto in Abruzzo. Una commissione di esperti ha avuto il compito di realizzare un modello di casa in legno con caratteristiche di sostenibilità, risparmio energetico e resistenza al fuoco: in pratica, un edificio destinato non solo all’Housing sociale, ma anche ad altre finalità abitative. Ci siamo prefissati la costruzione di edifici da 12-14 alloggi a 2-3 piani con la volontà di poter utilizzare l’Housing sociale come occasione di riqualificazione urbana. Questa ricerca si sta già concretizzando in diversi cantieri in Trentino, dove si stanno portando avanti progetti che prevedono un uso strutturale del legno sia all’interno che all’esterno degli edifici, e pone un’attenzione particolare alle modalità d’uso del materiale, in modo da farne emergere – anche con esplicite finalità didattiche – le sue peculiari caratteristiche e le pregevoli qualità estetiche. Siamo infatti convinti che a lungo termine il legno sia un investimento adeguato (risparmio energetico, risposta ad eventuali eventi sismici, e riciclaggio a fine vita, un costo quest’ultimo molto elevato per gli altri materiali in commercio). Il risultato può durare nel tempo e dare garanzia di un patrimonio stimabile, aspetto quest’ultimo di non poco rilievo per chi è chiamato a gestire fondi pubblici. Housing sociale, oggi, significa aiuto e solidarietà verso chi è in condizioni economiche svantaggiate, ma vuol dire anche impulso a nuove forme di tipologie contrattuali di edilizia abitativa. Non ultima tra queste, il canone moderato, da applicarsi a quelle situazioni in cui non c’è carenza di reddito, ma difficoltà di accesso al mercato del credito. In primis ITEA S.p.A. ha il dovere di intervenire a favore dell’utenza debole e la sua missione deve ispirarsi a questo principio mantenendo alta, al contempo, l’attenzione verso i temi energetici ed ecologici. In questo ambito, il legno gioca un ruolo da protagonista e la nostra regione ha dimostrato negli ultimi tempi di voler investire molto sulla sua industrializzazione, che darà garanzia di un forte abbattimento dei costi di produzione e lavorazione e di un importante incentivo all’economia del territorio. Compito delle istituzioni pubbliche è ora quello di destinare maggiori fondi ai progetti con finalità sociali e questo operare avrà prossimamente un grande incremento. Già nella seconda metà del 2009 è stato varato dal Governo il “Piano per l’utilizzo dei fondi immobiliari”, allo scopo di dare maggior impulso anche all’Housing sociale. A breve, potremo dunque beneficiare di una grande disponibilità economica, che permetterà di dare risposta alle necessità di riqualificazione dei quartieri e di alcuni comuni e, indirettamente, di favorire il mercato immobiliare locale. Infine, voglio porre un accento particolare su un aspetto di criticità, derivante dalla morfologia del nostro territorio, che ci fa guardare con ancora piùinteresse all’impiego del legno in edilizia. Nel Trentino i fondovalle sono quasi completamente urbanizzati e non vi sono più spazi di espansione urbana se non a scapito delle aree agricole. Un’ipotetica soluzione potrebbe essere quella di intervenire con sopraelevazioni nel patrimonio esistente. Ed è su questo fronte, e in quello delle nuove costruzioni, che il legno gioca la sua sfida più importante e, con la sua leggerezza, lavorabilità e flessibilità, può rispondere al meglio alle esigenze attuali del mercato edilizio. Dimostrando di recepire le nuove tendenze del comparto immobiliare locale, ha fatto propri concetti come “sostenibilità ambientale” e “risparmio energetico”, per dare impulso ad un nuovo filone di progettazione e costruzione estremamente innovativo a marchio “trentino”.

Paolo Ninatti, Assolegno

materialegno Quali ricadute di know-how sta avendo l’esperienza dell’Abruzzo sulle imprese italiane coinvolte? Quale è il ruolo delle associazioni di categoria?

Ninatti L’esperienza in Abruzzo è stata ed è molto importante. Si tratta del più grande cantiere d’Europa in corso, un laboratorio all’aperto dove possiamo vedere e valutare l’uso dei diversi materiali in una situazione identica e confrontabile. In particolare, per lo sviluppo e la diffusione delle costruzioni in legno, questa esperienza ha fatto guadagnare molto tempo e spinto fortemente sulla ricerca. Assolegno è un osservatorio privilegiato per verificare come il legno, anche in Italia, stia divenendo sempre di più un materiale da costruzione. È sufficiente osservare lo sviluppo dei rapporti all’interno del mondo delle associazioni di settore. Se all’inizio Assolegno rappresentava meno del 10 % delle aziende e del fatturato dei soci di Federlegno, mentre il resto era costituito dalle industrie del mobile, oggi Assolegno accoglie circa il 45 % di Federlegno per numero di aziende e il 40 % per fatturato. Per numero di associati, stiamo diventando l’associazione più grande in Federlegno, con circa 300 soci. Ad Assolegno partecipano soprattutto aziende di dimensioni piccole e mediopiccole, dinamiche ed interessate a crescere. Sono queste aziende quelle che più investono nella sperimentazione, collaborando con le università e gli istituti di ricerca, anche attraverso la nostra rete di contatti. Più in generale comunque, il nostro ruolo è duplice, di sostegno e d’informazione. Da un lato si tratta di offrire una consulenza e un supporto ai ministeri, e a tutte le istanze preposte alla redazione delle normative del settore edilizio, in modo che il legno venga conosciuto, considerato, e fatto rientrare nella giurisprudenza alla stregua degli altri materiali strutturali; dall’altro dobbiamo informare l’opinione pubblica sulle potenzialità e le realizzazioni del legno in edilizia, sia come materiale strutturale in sé, che utilizzato insieme ad altri materiali.

Per approfondire: www.promolegno.com/risponde/