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MIILU Venezia 2010

Rintala Eggertsson

Massimiliano Spadoni, Paolo Mestriner

Per rispondere al tema “People meet in Architecture” in occasione della XII Biennale di Architettura a Venezia, il padiglione dei paesi nordici ha invitato Rintala&Eggertsson insieme ad altri studi a mostrare la propria attività professionale. Questa è stata per noi e per i nostri studenti l’occasione di costruire un’architettura minima in legno insieme allo studio di Oslo. Rintala&Eggertsson hanno interpretato in modo letterale la proposta, trasferendo lo studio al completo ai Giardini della Biennale e portandosi appresso gli attrezzi del mestiere: computer, stampanti, macchine fotografiche, materiale da disegno, libri; ma anche avvitatori, trapani, sega circolare, martelli, guanti da lavoro. Questo bagaglio è lo spec- chio del loro modo personale di fare e di intendere l’architettura: a metà strada tra la figura dell’architet- to e quella del falegname, tra progetto e costruzione, tra teoria e pratica. Un’attitudine che si basa essenzialmente su due principi: la realizzabilità del progettoe la relazione con il contesto. Tutto ciò si manifesta attraverso il rispetto delle condizioni culturali, fisiche e pratiche del luogo in cui intervengono. La loro attitudine site-specific è caratterizzata dalla complementarietà di questi aspetti: l’attenzione alle forme, alle proporzioni, agli elementi fisici e alle condizioni ambientali che lo accolgono. Nel caso del lavoro a Venezia la forma finale è il risultato dato dall’azione di queste forze. Un’architettura che, pur mantenendo una propria autonomia, evoca il concetto compositivo del padiglione progettato da Sverre Fehn nel continuum tra spazio interno ed esterno e nel rendere la struttura, in questo caso di legno, elemento espressivo. Il lavoro di Sami e Dagur si fonda su di un atteggiamento che trascende l’architettura. La disciplina non è solo un confronto con il progetto, con il disegno, ma una cassa di risonanza per il corpo umano nella sua relazione con l’intorno. Nei tanti lavori sparsi qua e là a tutte le latitudini, assistiamo a un elogio alla sensorialità, alla fisicità. Per questo si presentano nella doppia veste di studio di progettazione e di laboratoriodi costruzione. L’atto del costruire, del fare, diventa il momento centrale importante, tanto quanto il risultato finale, andando oltre il solo aspetto visivo. La scelta della piccola scala poi è elemento fondamentale di questo percorso, sia dal punto di vista concettuale, che costruttivo e materico. Sì perché tutto questo haa che vedere con il legno, con la costruzione attraverso la materia legno. Concepire e costruire una micro architettura senza l’apporto di questo materiale è infatti impensabile. Il legno non solo è in grado di soddisfare le esigenze di flessibilità e di adattabilità alle diverse temperature, ma è anche e soprattutto capace di corrispondere alla lavorabilità, al raggiungimento collettivo di un obiettivo. Forse per questo il “clima” che si respira nei cantieri di Sami e Dagur oscilla tra l’euforia e lo slancio. Tutti concorrono all’opera. Si ha l’impressione che tutte le persone possano essere in grado di dare un contributo. E lo sono. In questo modo l’opera di Rintala & Eggertsson riesce ad essere anche un’opera sociale. Ed è per questo che affascina. Ed è per questo che è universale. Come il legno.