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Sopraelevare, sovrapporre

Alberto Alessi, Andrea Bernasconi

Le ragioni, i modi

Testo: Alberto Alessi

Le ragioni

Ogni edificio, anche il più innovativo, si realizza come una sovrapposizione ad un luogo, un adeguamento di una topografia, una trasformazione di una spazialità preesistente. Le architetture sono sempre realizzate come aggiunte a qualcosa, la tabula rasa resta un’affascinante metafora. Questo vale a maggior ragione per gli interventi in situazioni di pre­ esistenza edificata, dove alla geografia si accompagna anche la storia e tutto si fa più complesso. Ma perché si interviene sull’esistente? Perché si decide di adat­ tare (e di adattarsi) a ciò che già esiste invece di creare qualcosa di nuovo e (apparentemente) più su misura? Talvolta ciò avviene per pure ragioni pratiche: si co­ struisce sul costruito semplicemente perché risulta economicamente vantaggioso sfruttare il lavoro già fatto da altri; oppure perché è impossibile ottenere permessi o indici edilizi sufficienti per realizzare nuo­ ve costruzioni in zone appetibili come sono spesso quelle dove sorgono gli edifici „storici“. Altre volte si decide di adeguare l’esistente per ragioni personali, per salvare la casa di famiglia come un pezzo della propria storia che non si vuole perdere; oppure per ragioni collettive, quando intervenire sull’esistente risulta l’unico modo di ravvivare e di dare permanenza alla memoria culturale cristallizzata negli edifici, sen­ za renderli sterili oggetti da museo. La storia dell’archi­ tettura, e quella italiana in particolare, è percorsa e abitata da edifici che sono giunti fino a noi solo per­ ché continuamente modificati, trasformati e vissuti: il Teatro di Marcello a Roma che diviene più volte abi­ tazione nel corso dei secoli, il Tempio di Atena a Sira­ cusa mutato in duomo, o i molti palazzi medioevali, rinascimentali o barocchi che oggi accolgono scuole, uffici, musei. Queste architetture sono cose vive, non concluse in sé ma disponibili e rinnovabili.

I modi

Sopraelevare, sovrapporre sono quasi sinoni­ mi, ma presentano alcune sfumature di significato. Pen­ sare al sopraelevare vuol dire immaginare di aumentare, elevare, nobilitare, far emergere ciò che è già presente grazie alla sua continuazione in qualcosa di nuovo, pos­ to a suo coronamento. Sovrapporre invece sottolinea il mettere qualcosa, anche potenzialmente autonomo, su qualcos’altro, ed implica la necessaria attenzione alle caratteristiche formali, fisiche e statiche di quanto sta sotto. Sono due letture diverse e integrate: il sotto deve saper accogliere il sopra, e questo deve conoscere le qualità di ciò che lo sostiene. Delle modalità operative e interpretative di intervento sull’esistente, l’aggiungere in verticale è quella più evidente, leggibile: al di sopra di un edificio esistente viene realizzato un nuovo volume che rivendica la sua presenza. Questo modo di interveni­ re non è solo prerogativa dell’oggi. Ad esempio avviene nel complesso ecclesiastico di San Clemente a Roma, dove una chiesa tardo medioevale (e più volte „comple­ tata“ nei secoli successivi) è costruita su una precedente chiesa paleocristiana, e questa insiste a sua volta sulle sottostanti strutture murarie di edifici romani del primo impero. Il desiderio di continuità, il gusto dell’incastro e del costruire in equilibrio ha coinvolto anche alcuni fra gli architetti moderni italiani più sensibili, come Luigi Moretti che nella Casa Girasole, sempre a Roma, pone il volume residenziale su un basamento in travertino, qua­ si un rustico, così che „le abitazioni collocate nei piani superiori, staccate da terra, sembra vogliano vivere in un’atmosfera sempre limpida, olimpica, non turbata dal traffico quotidiano che intorno scorre“. Oppure come Carlo Mollino che realizza la Casa del Sole a Cervinia ponendo sorprendentemente un corpo ligneo aggettan­ te su un grande volume edilizio sottostante.

Anche i tre progetti presentati nelle prossime pagine sono interventi di costruzione sopra il costruito, e illu­ strano i vantaggi offerti dal legno in questo campo deli­ cato: con la sua leggerezza questo materiale permette di realizzare interventi poco invasivi sulle strutture sotto­ stanti, e di guadagnare spazio senza aggravare sensi­ bilmente il carico sismico complessivo. Così l’intervento sulla Hanover House a Bradford, opera dello studio Kraus & Schönberg, costituisce una vera e propria subli­ mazione della situazione data, con il nuovo volume del­ la sopraelevazione che rilegge e reintegra l’edificio nel contesto urbano. A Cinisello Balsamo invece, lo Studio Albori si trova a dover inventare tutto, tranne la forma del suolo che è data dal tetto degli edifici di edilizia resi­ denziale di proprietà comunale. Il risultato è sorpren­ dente, anche se “sotto gli occhi di tutti”: un nuovo tetto giardino offre una possibilità di socializzazione e di ripo­ so privilegiata, con vista sulle Alpi. A Innsbruck, infine, Daniel Fügenschuh realizza una vera sovrapposizione architettonica: allo storico edificio sottostante viene im­ posto un volume formalmente nuovo, ma strutturalmen­ te innervato sulle strutture portanti preesistenti dalle quali è quindi inseparabile, un vero ponte di legno sostenuto da due argini murari.

Alberto Alessi

Le tecniche

Testo: Andrea Bernasconi

L’aumento del peso complessivo della costruzione è spesso il fattoredeterminanteper lafattibilitàdiunampliamento verso l’alto: una costruzione leggera si impone, la costruzione in legno rispetta questa condizione

Le tecniche

L’intervento sull’esistente rappresenta sempre una sfida interessante anche dal punto di vista tecnico e strutturale. Soprattutto pensando che spesso le informazioni del progetto esecutivo non sono più disponibili e si deve prima di tutto procedere alla definizione della struttura esistente e delle sue caratteristiche. Si tratta di un aspetto fondamentale, perché lo scopo primo dell’intervento è proprio quello di poter sfruttare la parte esistente nel modo migliore.

Il risultato finale, cioè la costruzione rinnovata, ampliata o rimaneggiata, dovrà rispettare tutte le esigenze strutturali in materia di sicurezza e di servizio come una costruzione nuova. Spesso le esigenze attuali sono più impegnative di quanto non fosse richiesto al momento della realizzazione dell’originale. Fortunatamente si può constatare come, oltre alle aumentate esigenze tecniche per la struttura dell’edificio, oggi sia anche possibile sfruttare meglio gli elementi strutturali della struttura esistente. Dove fosse necessario, l’intervento sull’esistente può diventare anche un intervento di miglioria strutturale, con le parti nuove a fungere da adattamento e completamento strutturale dell’esistente. Alla base di ogni intervento sull’esistente vi è, quindi, comunque e sempre, la valutazione della situazione esistente. Ciò richiede una notevole competenza ed esperienza, ma è possibile segnalare alcune considerazioni generali.

La sovrapposizione del nuovo all’esistente rappresenta sempre un carico supplementare per la struttura esistente. Si tratta di interventi con conseguenze importanti dal punto di vista strutturale. A ciò si aggiunge l’esigenza di evitare interventi sulla struttura esistente, limitandosi ad aggiungere le parti nuove, senza procedere ad alcun rinforzo dell’esistente. Quello che a prima vista si presenta come una sfida impossibile, può rivelarsi meno problematico se si analizza più da vicino la situazione e si cercano soluzioni adeguate. Il rispetto di alcuni principi semplici permette spesso di definire soluzioni tecnicamente ineccepibili e poco impegnative. Il progetto della sovrapposizione dovrà aver cura di essere il più leggero possibile e di adattarsi alla struttura esistente rispettandone la geometria e le caratteristiche essenziali. Gli edifici esistenti su cui andare a sovrapporre nuovi volumi sono spesso di vecchia data e costruiti con strutture semplici, ma robuste. La struttura portante esistente sopporta spesso senza problemi un ulteriore sovraccarico, a condizione che sia di lieve entità in relazione ai carichi totali agenti sull’edificio. La struttura portante
esistente è spesso formata da pochi assi verticali, a suo tempo disposti strategicamente nella pianta dell’edificio, per esempio agli angoli del vano scale e alle estremità delle pareti continue su tutta l’eleva-zione dello stabile; in altri casi sono le pareti esterne a formare la struttura principale - e continua su tutta l’elevazione - dell’edificio. I tamponamenti delle pareti, o le pareti divisorie interne, sono invece spesso meno adatte a sostenere le parti nuove della costruzione. La struttura aggiuntiva deve essere realizzata - sia dal punto di vista progettuale, che da quello strutturale - su questi pochi ed essenziali vincoli: spesso questo tipo di aggiunte è caratterizzato da luci piuttosto elevate, e dalla necessità di sfruttare le pareti dei nuovi spazi come elementi strutturali. La posizione di queste pareti e la necessità di limitare la forma e la posizione delle loro aperture sono il prezzo da pagare - ma anche la sfida progettuale - per la riuscita dell’intervento. La costruzione di legno permette di rispondere al meglio a queste esigenze, in quanto coniuga l’elevata capacità strutturale alla leggerezza fisica della costruzione. Fra i vari sistemi disponibili i pannelli XLAM sono spesso la soluzione ideale in questi casi. La buona coibentazione termica del legno permette di ridurre al minimo anche lo spessore complessivo dei pacchetti, contribuendo ulteriormente alla riduzione del peso complessivo della costruzione aggiuntiva. Non da ultimo, la prefabbricazione di grandi elementi costruttivi, quali intere pareti o solai, accorciano notevolmente i tempi di montaggio delle parti aggiuntive, riducendo al minimo gli inconvenienti durante la fase di cantiere. Ciò vale tanto per l’esercizio dello stabile esistente, quanto per la cantieristica impegnativa - in termini di spazi occupati e mezzi impiegati. È utile anche evidenziare che tutte queste considerazioni valgono per edifici in buono stato di conservazione e che il peso aggiuntivo del sovraccarico della struttura esistente deve essere mantenuto ridotto, in relazione alla situazione esistente. L’aggiunta di un piano supplementare è quindi meno problematica su un edificio esistente di 4 e più piani, piuttosto che su uno stabile di uno o due piani.

Andrea Bernasconi

Progetti

Alberto Alessi, architetto e critico, direttore editoriale di mate­ rialegno. Studia architettura presso il Politecnico di Milano, l’ETH di Zurigo, l’Ecole d’Architecture Paris­Villemin. Nel 1994 apre il proprio studio, prima a Roma e poi a Zurigo. Docente presso la Hochschule Luzern, la Hochschule Liechtenstein e l’Università di Ferrara. Ha curato numerose pubblicazioni e manifestazioni.
www.albertoalessi.com

Andrea Bernasconi, ingegnere civile ETH Zurigo (CH). Responsabile scientifico di promo_legno. Incarichi di docenza in diverse scuole universitarie europee. Contitolare di uno studio di ingegneria civile a Lugano. Professore di costruzioni in legno alla Scuola di Ingegneria di Yverdon (CH). Consulente del Politecnico di Graz (A).
www.lignum.at