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Legno? Quale legno?

Contenimento energetico, intimità accogliente, panorami urbani, ampie terrazze: il legno c’è e non si vede, ma i vantaggi si sentono

Christoph Schindler

Con la realizzazione dell’edificio residenziale e ­commerciale sulla Badenerstrasse 380 a Zurigo la ­cooperativa edile Baugenossenschaft Zurlinden si è data lo scopo di realizzare il primo edificio cittadino che rispondesse alla cosiddetta »Società 2.000 Watt«. Questo scopo, che la città di Zurigo vorrebbe implementare a lungo termine per quanto di sua competenza, si trova in maniera evidente sottoforma di un contratto fittizio apposto sulla facciata, per indicare l’impegno da parte degli inquilini nei confronti del resto del mondo, ovvero di »ridurre gradualmente il proprio consumo di energia per giungere a un massimo di 2.000 watt a persona«.

Se non ci fosse il »contratto« apposto sulla facciata, non si riuscirebbe a riconoscere da subito quest’orgoglioso obiettivo datosi dello studio pool Architekten per questo complesso architettonico. Non si nota nulla del legno, che gioca un ruolo fondamentale nella persecuzione dello scopo prefissato. E così non ci si meraviglia di sentire che il progetto di concorso era originariamente previsto non come costruzione di ­legno bensì come costruzione massiccia. Guardandosi indietro gli architetti ammettono che a livello dell’espressione architettonica qui non ha molta importanza che l’edificio sia costruito in legno. Per quanto concerne l’architettura è stato invece molto importante tenere conto dell’isolamento acustico, vista la trafficatissima Badenerstrasse sulla quale l’edificio si affaccia, come anche dello sfruttamento di tutta la ­profondità dei lotti, nonché della tematica dell’illuminazione degli alloggi. Il volume di edificazione con le sue sei case incastrate l’una nell’altra è modellato dal punto di vista volumetrico: si trova ­ripartito verso l’alto orizzontalmente tramite incastri, verticalmente ripiegato su se stesso dallo spazio della strada. Gli architetti si sono ispirati per questa costruzione non tanto a edifici in legno, quanto piuttosto all’importante casa parigina di August Perret in rue Franklin, del 1904, e a quella di Henri Sauvage in rue Vavin, del 1913, come anche esempi locali lungo la Badenerstrasse (al civico 75, 330-334). In tutti questi esempi troviamo al piano terra una destinazione commerciale diversa per tipo di struttura dai piani residenziali ­uperiori, che vi poggiano sopra con un lavoro a incastri e arretramenti dalla facciata. Il desiderio di realizzare la costruzione in legno è stato quindi successivo all’incarico conferito da parte della committenza. Questa è essa stessa del settore: la Baugenossenschaft Zurlinden consta infatti di circa 50 piccole e medie aziende dell’ambito edile di Zurigo, che fin dalla propria unione nel 1923 ha realizzato in città 1.255 appartamenti, e che vengono amministrati dalla cooperativa stessa. Questa ama definirsi »pioniera nell’edilizia residenziale del futuro« e i progetti che mette in cantiere vengono visti come biglietti da visita di innovazione e di capacità degli imprenditori associati. Allo stesso tempo, rientra tra gli scopi della cooperativa quello di realizzare quanto più possibile in prima persona per mantenere il valore aggiunto all’interno dell’azienda.

Su questa base si è perciò deciso di utilizzare per la prima volta l’innovativo sistema »TopWall« di Hermann Blumer. Si tratta di un sistema a parete costituito da assi verticali standard di legno di abete rosso con una sezione di 200 x 100 mm, estratti a due a due dal cuore del tronco in sezione trasversale (Immagine Heinz47 e 51) e inseriti direttamente nella costruzione. Una sorta di costruzione a maglia (Strickbau) ma verticale. Visto quest’orientamento si evitano gli assestamenti tipici delle costruzioni a maglia. Gli elementi non ­sono collegati in fabbrica a formare delle pareti, cosa tipica per le ­costruzioni in legno, ma montati in cantiere, fissandoli con perni di faggio (con un diametro di 20 mm) nei fori realizzati appositamente nelle travi poste a pavimento e a soffitto. Se negli ultimi anni le costruzioni in legno si sono definite con tolleranze minime, tra l’altro anche grazie alla tecnica digitale, divenendo un tipo di costruzione High Tech, qui si persegue un’inatteso carattere LowTech, che integra in maniera intelligente le proprietà naturali del legno in quanto materiale organico. Si devono sottolineare due aspetti particolari di questo sistema costruttivo: gli elementi vengono apposti con una fuga aperta di 10 mm per permettere al legno di dilatarsi orizzontalmente alla fibra, nonché di gonfiarsi e distorcersi – proprietà che altrimenti si cerca di evitare con grande fatica. Allo stesso tempo anche la presenza di nodi e l’eventuale formazione di crepe non hanno alcuna importanza per la funzione statica degli elementi. Verticalmente, gli elementi sono precisi mentre orizzontalmente è possibile un movimento pari al 5 % della loro larghezza. Il secondo aspetto, attualmente non riveste una grande importanza, ma potrebbe piuttosto essere interessante in futuro, nel momento in cui il legno non sarà più illimitatamente disponibile come risorsa. Le grandi sezioni trasversali di legno massiccio sono ancora vicine al materiale grezzo e possono essere separate senza venire danneggiate. In questo modo gli elementi costruttivi possono essere riutilizzati per altri prodotti in legno di alta qualità o per altre costruzioni TopWall – come si fece tradizionalmente fino alla prima metà del ventesimo secolo, dove ­addirittura intere case venivano »riutilizzate«.

È importante rilevare come in questo sistema costruttivo non vi siano chiodi, e che i pochi elementi in acciaio presenti nei collegamenti con il soffitto (che potrebbero divenire pericolosi se in un secondo momento venissero trattati con una sega), siano ben protetti dalle intemperie all’interno della parete. In un primo momento gli architetti erano sorpresi dalla decisione della committenza a favore di questo sistema costruttivo, tuttavia hanno presto riconosciuto il potenziale atto agli scopi energetici del progetto e hanno quindi proposto di fare un ulteriore passo. Le strette piante delle abitazioni larghe al massimo 5,5 m e lunghe 20 m, distese parallelamente lungo tutta la profondità dei lotti erano adatte a realizzare anche i soffitti in legno. Ai fini dell’isolamento acustico questi furono realizzati come travi a cassone riempite poi di materiale coibentante per creare massa. È stato inoltre possibile gestire la struttura portante dall’alto al basso senza grandi aperture tramite il ­sistema TopWall. Unicamente il piano terra, con la sua grande altezza e le grandi luci necessarie per poter ospitare un supermercato, nonché le trombe delle scale e le torri degli ascensori sono stati realizzati in cemento armato. Poco si vede di questa costruzione intelligente anche all’interno dell’edificio: per motivi di sicurezza antincendio la costruzione grezza deve disporre di superfici non infiammabili. È stato necessario perciò avvolgere la costruzione in legno da entrambi i lati, all’interno con pannelli di cartongesso e all’esterno con lana di roccia collocata dietro alla facciata retro ventilata. All’interno, solo i canali continui del pavimento, necessari per gli impianti elettrici, per evitare fughe nelle pareti, indicano che dietro alla parete vi è qualcosa d’insolito.

La facciata porta lo spettatore letteralmente »verso il legno«: lo illude piuttosto che svelargli i dettagli costruttivi. Il rivestimento esterno è realizzato con un profilato estruso in fibra di cemento, sviluppato appositamente per il progetto. Ripensando alla struttura portante sviluppata in verticale si nota che in facciata si opera invece con un modulo orizzontale di 40 cm, che ha uno spessore doppio del modulo TopWall e che per ragioni di retro ventilazione presenta una fuga di 10 mm. Attraverso l’andamento a zig-zag del profilo si crea un gioco di luce di superfici chiare e scure, che dal punto di vista architettonico può essere visto come continuazione dettagliata dell’intensa composizione volumetrica della struttura – o si vuole piuttosto alludere alla costruzione a maglia?

Architettura

pool Architekten, Zurigo

Fotografie

Henzi & Micciché, Gaia Cambiaggi

Edificio residenziale per 54 appartamenti e 1 supermercato, Badenerstrasse 380, Zurigo

Committente 

Baugenossenschaft Zurlinden

Architettura 

pool Architekten

Ingegneria 

Hermann Blumer; SJB Kempter Fitze AG (legno); Henauer Gugler AG

Costruttore 

Zimmereigenossenschaft Zürich        

Realizzazione 

2010 (progetto 20 mesi, costruzione 18 mesi)

Superficie utile 

13.876 m2 residenze, 1.300 m2 vendita
Costi 28.7 milioni (compreso il parcheggio interrato): 650/m3

Consumo energetico 

17.5 kWh/m2 complessivo (14.7 kWh/m2 per le abitazioni)

Produzione acqua calda 

19.4 kWh/m2, di cui 15.8 kWh/m2 ­recuperati dal raffreddamento degli spazi del supermercato

Sistemi costruttivi

Statica 

cemento/legno

Murature 

sistema ligneo TopWall