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l’effimero sostenibile

una Seconda Foresta nei padiglioni di EXPO 2015

Lorena De Agostini

1851: prima Esposizione Universale a Londra. Si celebra il progresso, la nascente industrializzazione, il trionfo della tecnologia, la crescita economica e demografica, in una sola parola lo SVILUPPO.
2015: EXPO a Milano »Nutrire il pianeta. Energia per la vita«. Si annunciano i LIMITI dello SVILUPPO.

Un unico messaggio che riesce ad andare oltre il tema generale di EXPO e lo fa attraverso la stessa espressività architettonica degli edifici presenti sul sito e sulla coerente scelta di tecniche costruttive e materiali, in primis proprio il legno, ponendo l’accento su di un’epocale e inevitabile cambio di rotta nello stile di vita che si concentra sul risparmio delle risorse sia in ambito alimentare che ecologico ed energetico. Il masterplan dell’intero progetto di EXPO, ideato dai cinque architetti, Stefano Boeri, Richard Burdett, Jacques Herzog, William McDonough e Mark Rylander, si sviluppa su un asse di 1,4 km che si dirama in percorsi che ospitano gli spazi per i padiglioni, ordinati secondo una griglia ortogonale, riproponendo a scala ridotta l’idea della »Smart City«, dove la stessa disposizione planimetrica, il verde e le vie d’acqua che circondano l’intero sito trasmettono appieno i messaggi di sostenibilità, tecnologia, innovazione e rispetto per l’ambiente, caratteristiche che si ritrovano poi negli stessi edifici, sia che si tratti delle architetture di servizio o dei cluster, fino ad arrivare ai padiglioni nazionali che ben identificano le peculiarità delle culture e dei Paesi che rappresentano. Questa stessa idea di »Smart City« si riassume nei criteri da rispettare per la progettazione dei padiglioni stessi, ovvero l’utilizzo di materiali sostenibili e riciclabili, la realizzazione di edifici temporanei facili da smantellare al termine dell’evento, un consumo energetico ridotto, la grande attenzione alla cura del verde e del paesaggio e la limitazione del consumo di suolo. E da ciò non può che derivare la scelta del materiale che per eccellenza riassume tutte tali caratteristiche, il legno, che ricrea idealmente una Seconda Foresta, nel nome del contenimento dei consumi, della riduzione delle emissioni di CO2 e del rispetto per l’ambiente.

Varcando i cancelli di EXPO, idealizzato e contemporaneo »castrum romano«, il visitatore inizia la sua ricerca della Seconda Foresta avendo come punto di partenza l’imponente EXPO Center ed il Padiglione Zero, entrambi progettati dall’architetto Michele de Lucchi. I due imponenti edifici che occupano un volume complessivo di 129.000 m3, accolgono il visitatore all’ingresso ovest del sito espositivo, con la precisa intenzione di riprodurre il corrugamento della crosta terrestre. L’intera struttura in acciaio è interamente rivestita da 45.500 m2 di scandole di legno massello, sia in copertura che in facciata, il cui colore amplifica l’effetto evocativo dell’architettura stessa. Al principio del Decumano si incontra successivamente il padiglione dell’Irlanda, con una superficie di 1.175 m2. Progettato dallo studio OPW-Bmmc, nello specifico l a struttura in legno lamellare e XLAM comprende tre livelli più la Ireland Plaza, una piazza di 400 m2 da dedicare a show e performance audio-visive. Il padiglione è composto da due volumi rettangolari con una parete curva che delimita e ombreggia lo spazio espositivo ed è rivestita con lamelle orizzontali in legno disposte a passo variabile. Si prosegue verso il Nepal e il Belgio fino al padiglione dell’Angola, progettato dall’architetto Andrea Toso del Masterplan-Studio s.r.l. L’edifico presenta una disposizione planimetrica allungata che occupa circa 2.000 m2 e che si sviluppa su tre piani di altezza. Cattura l’attenzione il prospetto traforato in legno che riprende i tradizionali motivi decorativi dell’architettura africana. I quattro diversi blocchi che compongono l’edificio, tra loro connessi da una rampa che lo percorre longitudinalmente, sono realizzati con diversi sistemi costruttivi e materiali che garantiscono la facile smontabilità del padiglione stesso, ma su tutti domina l’utilizzo del legno, ben evidente nel corpo di collegamento centrale, con un’imponente struttura in lamellare e pannelli a strati incrociati XLAM. Nello stesso involucro esterno ritroviamo pannelli di tamponamento con struttura a telaio e finitura a vista, preassemblati in stabilimento e successivamente posati in opera. Fulcro del padiglione angolano, l’imbondeiro, l’albero del baobab, stilizzato da una struttura in legno lamellare che occupa il patio centrale. A pochi passi si incontrano quindi i primi cluster del Riso e Cacao, che insieme a Caffè, Frutta&Legumi, Spezie, Bio Mediterraneo, Isole, Zone Aride, Cereali&Tuberi, sono l’assoluta novità per questa edizione di EXPO, concepiti ed ideati da 18 scuole d’architettura del mondo coordinate dal Politecnico di Milano, nati dalla creatività fresca e giovane degli studenti, per riunire Paesi diversi accomunati da tematiche agro-alimentari. 43 edifici, di cui 31 in legno, estesi su di una superficie di 36.650 m2, dove appare evidente che il lavoro sull’involucro e sul rivestimento esterno ha avuto un ruolo predominante nella progettazione. Ogni cluster risulta così immediatamente riconoscibile ed evoca la tematica a cui risulta legato. Gli edifici dei cluster sono interamente smontabili, trasportabili e saranno riutilizzati altrove.

Dai cluster del cacao e del riso inevitabilmente lo sguardo viene catturato da quattro enormi chicchi o semi rotolati nel padiglione della Malesia, curiose strutture ovali progettate da Hijjas Kasturi Associates che si allineano in un gioco di sovrapposizioni su di una piastra sopraelevata in cemento armato con la leggerezza delle strutture intelaiate in legno lamellare malese, che liberano completamente la pianta degli ambienti interni in essi racchiusi e creano involucri che si auto sostengono. Poco oltre, la Francia, il cui padiglione, interamente costruito con travi curve in legno lamellare proveniente dal dipartimento dello Jura, rende protagonista la struttura stessa, con linee libere e assemblaggi invisibili. Il padiglione, del team X-Tu Architectes con il supporto dello studio ALN Atelien Architecture e dello Studio Adeline Rispal, ricorda certamente i famosi mercati coperti parigini ed è completamente smontabile e riutilizzabile, oltre che ad essere caratterizzato da un sistema di ventilazione naturale (sistemi passivi di arieggiamento e raffreddamento) e dal consumo energetico ridotto, risultato raggiunto dall’applicazione di criteri di architettura bioclimatica. Anche il padiglione della Spagna mostra orgogliosamente la propria struttura in legno lamellare e pannelli XLAM, circa 8.000 m2 di materiale, come da progetto dello studio barcellonese B720 Arquitectos, guidato da Fermín Vázquez. Ispirato a una serra, il padiglione è una struttura a due navate che rappresentano la fusione di due eccellenze del Paese: tradizione e innovazione. Una forma semplice e essenziale, caratterizzata da due edifici a doppia falda in legno, di cui uno rivestito in acciaio inossidabile, uno spazio accogliente e flessibile, con un’area all’aperto che richiama un patio de naranjos (giardino degli aranci), elemento tipico della cultura spagnola. La struttura, sostanzialmente prefabbricata, è in gran parte realizzata con legno di silvicoltura (abete e castagno) proveniente dalla Spagna. Attraverso questo percorso nella Seconda Foresta, dove l’architettura effimera che attrae e seduce è anche quella che riduce, riusa e ricicla, il visitatore avrà però anche bisogno di ristoro, riposo e relax. A tale scopo risultano adibiti proprio gli edifici delle Architetture di Servizio, secondo il progetto dello studio Maurizio de Caro Architects &Planners di Milano. Disposti su di una superficie totale di 60.000 m2, con un piano fuori terra e interamente realizzati in legno lamellare di abete e pannelli XLAM, i dieci edifici delle Architetture di Servizio sono in assoluto le costruzioni di EXPO dove, dopo i cluster, il materiale legno è più utilizzato, immediatamente reso riconoscibile e volutamente percepibile. Nella linearità ed essenzialità delle forme degli edifici stessi, tutti a pianta rettangolare. Escludendo i corpi scala e i vani ascensore, ogni elemento strutturale relativo a pareti perimetrali, pilastri, solai e ballatoi delle terrazze è realizzato in legno, con tempi di montaggio e completamento complessivi, comprese le finiture, inferiori alle 300 giornate di lavoro, grazie all’alto grado di prefabbricazione. E il privilegio della prefabbricazione, oltre che all’estrema velocità di montaggio, si avrà anche nello smontaggio, quando gli edifici saranno riconvertiti in scuole, distribuite su tutto il territorio nazionale italiano. Dopo il meritato ristoro, subito ci si imbatte nel padiglione austriaco, dal tema »Respira. Austria«. Un disegno pulito e razionale, estremamente ermetico e raccolto quello del padiglione, dell’architetto Klaus K. Loenhart dello studio Terrain di Graz, che richiama il visitatore alla sua scoperta con eleganza e delicatezza.

All’apparenza, un involucro completamente chiuso, che non comunica con l’esterno, che trasmette rigore, anche attraverso i pannelli in XLAM che racchiudono i 1910 m2 dell’edificio, ma che nella loro costante scansione già alludono graficamente agli spazi interni. La struttura non vuole prevalere, non è questa l’intenzione, e quasi fossero »lesene« in legno, i pannelli perimetrali veicolano lo sguardo verso la sommità del padiglione per svelare il tesoro nascosto al loro interno: una vera e propria foresta. Da ciò il tema stesso, l’attenzione all’aria che respiriamo, visto che questa piccola area boschiva, estesa su 560 m2, fornisce 62,5 kg di ossigeno fresco ogni ora, sufficienti per 1.800 persone, donando benessere e assorbendo CO2 ed è progettata in maniera tale da assicurare un ciclo annuale regolare per l’intera durata dell’evento. La CO2 risulta inoltre stoccata nella stessa struttura a pannelli XLAM, completamente smontabile e riciclabile, stilizzazione della vera foresta all’interno del padiglione. Confinante con il padiglione austriaco, il Cile, il cui edificio rappresentativo è costituito da un’imponente struttura in legno lamellare di pino radiata, alta 12 metri, sospesa su sei pilastri tripartiti in acciaio. Un edificio immediatamente percepibile nella sua semplicità compositiva: un piano terra destinato all’accoglienza, tema del padiglione, ed un corpo soprastante destinato allo spazio espositivo. Il progetto, elaborato da Cristian Undurraga, trasmette leggerezza e ariosità, grazie al disegno grigliato della facciata, una cortina lignea che ha anche funzione di irrigidimento della struttura, il cui motivo compositivo triangolare è ripreso anche nei solai interni. La struttura in legno lamellare (circa 1000 m3), volutamente mostrata e celebrata, risulta profondamente legata alla produzione del Paese, fortemente impegnato in una seria politica di riforestazione, e faciliterà le operazioni di smontaggio quando, al termine dell’EXPO, il padiglione sarà riportato in Cile.

Giunge ora al termine il nostro peregrinare, e lasciando l’area di questa EXPO, consapevoli che gran parte degli edifici avrà una seconda vita, il visitatore non può che riflettere sul fatto che questa architettura effimera «non mira all’eternità ma al presente: un presente, tuttavia, insuperabile. Essa non anela all’eternità di un sogno di pietra, ma a un presente ‘sostituibile’ all’infinito»*: esattamente ciò che avverrà con la Seconda Foresta di queste costruzioni in legno, destinati al «presente sostituibile all’infinito» per le nuove destinazioni d’uso che li attenderanno dopo la manifestazione, preservando risorse ed »energie per la vita« nel nome della sostenibilità.

*Marc Augé, Le temps en ruines, Paris 2003

Ringraziamenti: Acción Cultural Española (AC/E), Albertani Corporates, Dario Ferrari (Consorzio di aziende Distretto 33), Maurizio De Caro, architects & planners, Consolato Generale d’Austria (sezione commerciale Milano), Institut für Architektur und Landschaft, Graz, LIGNOALP, Moretti Interholz, studio Simmetrico, Rubner Objektbau, ufficio stampa EXPO 2015, Wood Beton