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uno studio – making of…

Alex Monroe Studio, Snowsfields, Londra 2012

Intervista con Deborah Saunt, DSDHA, Londra

Come è nato il progetto? Quali erano le ragioni, le necessità, gli obiettivi?

Deborah Saunt Alex, che conoscevamo da tempo, un giorno ci contatta perché aveva trovato un nuovo spazio per ospitare il suo laboratorio. Noi eravamo dubbiosi, il programma era complesso, lo spazio piccolissimo. Il lavoro di gioielliere prevede un processo di lavorazione lineare che quì, gioco forza, poteva essere solo verticale, con una grande scala che richiede molto spazio. Ma a lui piaceva il luogo, la sua atmosfera e la sua accessibilità. Ok. Affrontando il progetto, abbiamo scoperto che il lavoro di gioielliere è molto globale, non solo perché Alex vende ovunque, ma anche perché l’assemblaggio è complesso, con pezzi che arrivano da tutto il mondo e necessita di uno spazio dove fare la selezione e il montaggio. Una complessità simile a quella dell’architettura. Diverse stanze per diversi lavori. Lui fonde, lavora, spedisce in momenti diversi, riceve il materiale, pulisce, è come un aeroporto. Ma è anche un luogo per riflettere e creare. Da qui l’idea di fare un edificio produttivo che fosse anche sociale, comunicativo. Abbiamo gestito la scala come un elemento importante per questo scopo: centrale, sovradimensionata per il solo spostamento, serve soprattutto come luogo di incontro e di scambio. Un progetto tecnico e sociale, funzionale ed emozionale. Salire e scendere, la scala come luogo, con la stessa finalità della scala di Michelangelo per la Biblioteca Laurenziana a Firenze: la scala come spazio fra città e stanza. E poi c’era questo frammento urbano che ci affascinava moltissimo e che volevamo valorizzare come eccezione.

Come si è pervenuti alla decisione di costruire in legno?

Deborah Saunt Da tempo volevamo usare il legno, ma non ne avevamo mai avuto la possibilità. Questa era l’occasione, anche Alex era molto favorevole a questo materiale e alle sue nuove tecnologie. Emozione e sensazione, ma anche struttura e leggerezza.

Come è avvenuta la collaborazione fra architetto, ingegnere, impresa?

Deborah Saunt Abbiamo lavorato ottimamente con gli strutturisti dello Structure Workshop di Londra. A piano terra abbiamo smontato le sovrastrutture del negozio esistente, realizzato una piattaforma in cemento armato, montato una struttura metallica alla quale abbiamo fissato la facciata del negozio e al di sopra di questo abbiamo realizzato in tre giorni la struttura in legno. Ed era bellissima così nuda, misteriosa. Piaceva anche ai passanti. È rimasta così un anno, mentre noi lottavamo per ottenere il permesso di rivestimento metallico. La facciata è stata montata mentre Alex che era già dentro e lavorava. Il carpentiere metallico faceva ad un’altra scala quello che Alex faceva con i gioielli. Abbiamo conosciuto il personale dell’azienda che ci ha fornito la facciata in zinco e ora usiamo molto questo materiale che puoi produrre e lavorare a Londra. Per il legno abbiamo lavorato direttamente con KLH, per definire aperture, ecc. Volevamo le grandi finestre, sia per una presenza architettonica che per dare luce al lavoro di precisione di Alex. La KLH ci ha dato molti input per gli aspetti tecnici, collegamenti, giunzioni. Lavorare in legno è stato fantastico perché ci ha permesso di controllare tutto, ciò che amiamo poter fare. La metodologia del legno richiede questo controllo, è un ottimo mix di ambizioni architettoniche e tecnologia. Prefabbricazione ed efficienza. Hai garanzie, sicurezze. Il legno dell’edificio è come un corpo, che viene poi vestito e che invecchia con te. Respira con te. E suona bene, profuma bene. Perciò per l’interno abbiamo scelto di lasciare vedere il legno, la sua materialità. I mobili sono nello stesso materiale, hanno una valenza quasi tettonica. L’edificio mostra la vita, è fantastico.

Quali conseguenze (logistiche, normative, culturali) sono derivate dalla decisione di costruire in legno?

Deborah Saunt Abbiamo subito avuto problemi con le autorità comunali, non tanto per la struttura in legno, quanto per il suo rivestimento, che volevano pesante, in muratura, come il resto della strada. Noi abbiamo spiegato che questo frammento è diverso, che il lavoro di Alex non è pesante, ma loro non volevano capire. Abbiamo combattuto a lungo. Essendo un progetto piccolo le autorità provavano ad esercitare il loro controllo totale. Pensando ad Alex, noi volevamo coprire il legno in metallo, un materiale che lui lavora quotidianamente, mentre le autorità volevano utilizzare la terracotta. Per loro il legno andava bene, bastava solo che non lo si vedesse. È un pregiudizio socio-culturale. Alex allora si è imposto dicendo che stava creando posti di lavoro e che avrebbero dovuto lasciargli costruire un edificio di legno rivestito di metallo. Alla fine ha funzionato. La cosa interessante è che il disegno e il ritmo del rivestimento finale potrebbero essere in legno.

Quali sono i vantaggi di costruire in legno in città?

Deborah Saunt Innanzitutto la velocità, non devi chiudere una strada per mesi, creare grandi disagi. Poi ti rende felice. Si protegge da solo, non deve essere necessariamente rivestito all’interno. È perfetto per completare la città, per realizzare aggiunte, estensioni, sostituzioni. Puoi aggiustare la città, in modo molto indulgente, tollerante, gentile. Ed è sostenibile. Quando noi progettiamo non pensiamo in termini di CO2 ma di spazio; comunque sapere che con il legno garantiamo anche un basso footprint ecologico è importante. Noi non vogliamo progettare in legno per ragioni ideologiche, ma per le sue qualità intrinseche, che sono anche ecologiche.

Quali sono state le maggiori sfide tecniche/tecnologiche che si sono dovute affrontare?

Deborah Saunt Molte cose dovevamo impararle ex novo. Era una sfida. Come riuscire a lavorare con una tecnologia mai usata prima? In GB abbiamo bisogno di formazione, sia per architetti che per ingegneri.

E i costi?

Deborah Saunt Il materiale è un poco più caro della costruzione pesante, ma i tempi i realizzazione sono molto più veloci e ciò compensa la differenza. Noi ora stiamo usando strutture in legno per edifici molto economici.

Avete in programma altri progetti da realizzare in legno?

Deborah Saunt Sì, numerosi. Stiamo costruendo una scuola fuori Londra completamente in legno, una sopraelevazione a Covent Garden, e anche per l’ampliamento del nostro studio utilizzeremo sicuramente questo materiale. È così facile e piacevole!