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one-to-one Dom-ino

Che il legno sia il nuovo cemento è ben dimostrato dalla costruzione della Maison Dom-ino realizzata in occasione della XIV Biennale di Architettura di Venezia dall’Architectural Association di Londra. Progettata da Le Corbusier nel 1914 come risposta al problema della scarsità di abitazioni in Europa, il sistema Maison Dom-ino non vide mai la luce nella sua forma originaria. Ciò fino all’estate 2014, quando questo »disegno« viene finalmente costruito. Con una novità, segno dei tempi, la sostituzione del cemento con il legno ingegnerizzato. Brett Steele, direttore della AA, presentando questo »plastico« realizzato in scala 1 : 1 spiega: »La costruzione originaria dei Sistema Domino consisteva in solai orizzontali, una scala integrata nella struttura e pilotis sottili. Tali elementi riducevano l’architettura moderna al minimo – un telaio portante in cemento armato. Questa ricostruzione del 2014 sostituisce acciaio e cemento con una tecnologia costruttiva dei XXI secolo, il legno lamellare (GSA Technology). Con l’aiuto dell’ingegnere Jürg Stauffer di Berna, questo nuovo modello segue tre dei principi fondamentali dei sistema originale: elementi prefabbricati assemblati in loco; fornitura di un involucro o rivestimento reperito in loco; l’assemblaggio di un'unità che può essere moltiplicato sia orizzontalmente che verticalmente, come fosse una tessera dei domino.« A distanza di 100 anni, grazie al legno, la proposta ideale di Le Corbusier diviene realizzabile, e vede finalmente la luce.

The making of…

1:1 Maison Dom-ino 2014
Intervista con Valentin Bontjes van Beek, project architect, responsabile del progetto, AA Londra

La Maison Dom-ino era stata pensata da Le Corbusier come una struttura in cemento armato, e voi cambiate il paradigma e la realizzate in legno. perché?

Valentin Bontjes van Beek Il progetto di Le Corbusier era piu l’illustrazione di una logica che lo sviluppo costruttivo di sistema. Nonostante fosse previsto per essere brevettato non era definito in dettaglio. Era un concetto che poteva essere perfezionato e riprodotto facilmente, un’ottima idea per intervenire nelle città distrutte del primo dopoguerra mondiale, una sorta di kit di costruzione. Quando si è trattato di immaginare come realizzarla oggi, si è partiti dall’idea di farla in cemento, ma ci siamo presto resi conto che oggi questa non era la migliore possibilità. Le Corbusier ha sviluppato un’icona, molto vicina ad un oggetto, che si puo’ realizzare molto bene in legno ingegnerizzato. Ma non è stato un lavoro facile, perché i disegni di Le Corbusier non sono costruttivi, né ideali, sono disegni per il cliente, per chi non è specialista. Ci è percio’ sembrato chiaro e coerente mantenere il sogno di entrare in un diagramma, in un’icona, di un disegno, piu’ che un materiale.

Quali sono state le sfide tecnologiche e culturali derivanti dalla decisione di costruire in legno?

Valentin Bontjes van Beek Inizialmente avevamo sviluppato l’idea di realizzarla solo per Bedford Square, l’idea di portarla a Venezia per la Biennale è venuta strada facendo. Cio’ ha influenzato le proporzioni dell’edificio, basate sulle dimensioni standard dei lavorati del legno e anche l’approvigionamento del materiale. Il legno non ha causato nessuna difficoltà reale, anche se siamo dovuti andare in Svizzera per costruire la struttura prefabbriacata: i nostri ingegneri qui sono molto bravi sul cemento, con il legno devono ancora crescere. Invece il rivestimento viene realizzato voltaper volta in loco. Abbiamo cercato di ottimizzare i tagli: le nostre colonne misurano 16 x 18 cm, quelle originali 15 x 15. La costruzione ha richiesto meno di 10 giorni. Le colonne sono in frassino, gli orizzontamenti in abete rosso, il rivestimento in compensato in faggio naturale, che, curiosamente, invecchiando assume un colore simile a quello del cemento.

Quali sono gli argomenti, i vantaggi del legno in città?

Valentin Bontjes van Beek Non è una questione di materiale ma di urbanità. Se decido di usare il legno, si tratta di una decisione pragmatica: quanto pesa, quanto tempo serve per costruire, quanto impegna i vicini, ... Si deve andare oltre all’immagine di stereometrie lignee semplici, possibili ovunque, autoreferenziali. Gli edifici in legno devono essere intesi come parti di un tutto urbano, non come manifesti. Non serve far vedere a tutti i costi che un edificio è di legno. Fare in legno è soprattutto un modo molto intelligente di costruire. Il legno oggi permette di costruire in modo sofisticato, duraturo, flessibile. Non è un materiale univoco, ma ha molti aspetti. E quando si lavora con il legno si deve subito pensare ad una serie di cose, come tagliarlo, montarlo, coprirlo, è un materiale che stimola l’intelligenza. Non è piu il pezzo di legno tagliato direttamente dall’albero che conosciamo dal passato. C’è un grande potenziale nuovo. Anche questa nostra Maison Dom-ino mostra come con il legno oggi possa lavorare con il plan libre. Il legno sta subendo una metamorfosi, un vero rinascimento.

Oltre a questo caso, utilizzate il legno come materiale didattico alla AA? Perché? E come?

Valentin Bontjes van Beek Personalmente io uso molto il legno nella didattica, è un materiale che gli studenti possono toccare, sollevare, gestire. È molto diretto, si trasforma facilmente. In particolare lavoriamo compensato con frese cnc bidimensionali e sviluppiamo poi i progetti e i sistemi per collegarli spazialmente. Fare in legno diventa sempre piu importante, anche in città come Londra. Attualmente stiamo sviluppando un progetto chiamato +1: un tetto piano dell’edificio che ci ospita è stato inizialmente reso accessibile e messo in sicurezza, ora si tratta di aggiungere una nuova volumetria leggera, che sarà realizzata con il materiale che recupereremo dallo smontaggio della Maison Dom-ino. Proprio come ha fatto Carlo Scarpa a Ca’ Foscari. Il nostro contesto è costruito. Il legno è perfetto per essere complementare, per essere aggiunto, per essere riutilizzato, per sovvertire, per porre delle domande. Un secondo pensiero in grado ci collaborare con altri pensieri, e altri materiali. Non si tratta di capire il legno solo letteralmente, ma piuttosto concettualmente. L’identità e l’immagine del legno sono molteplici. Se io parlo di voler fare una casa in legno, cosa devo immaginare? Ci sono numerosi modi di usare il legno, si puo addirittura pre-bruciare la facciata per renderla piu resistente. Nella città lavoriamo costantemente contro la tabula rasa, contro l’autosufficiente. Il legno è perfetto per questo modo di pensare.

Le Corbusier, Maison Dom-ino

Architettura

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FLC/Bildrecht, Wien, vbvbstudio