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uno studio in legno

Lo studio è inserito in un basamento relativamente grezzo sul quale si erge una struttura che è, letteralmente, uno scrigno

Ellis Woodman

Uno dei tratti distintivi di Londra è da sempre il confronto acceso tra edifici di tipo, scala ed aspetto architettonico estremamente diversi, espressione di un passato storico ricco e a volte anche violento e della sua perenne titubanza nella pianificazione urbanistica. Nelle immediate vicinanze del London Bridge queste disomogeneità sono talmente esacerbate da sconfinare nella parodia, anche se gli osservatori più generosi tendono a celebrarli come risultato dell’innata sensibilità pittoresca dei britannici. Forgiato da un’accozzaglia di ingegneri ferroviari spregiudicati dell’epoca vittoriana, piloti della Luftwaffe dal grilletto facile e politici del ventunesimo secolo preoccupati solo di mantenere a tutti i costi lo status di «world class city», questo angolo di Londra a sud del Tamigi ti fa vivere la stessa esperienza urbana e frenetica che troveresti in un qualsiasi luogo ad ovest di Tokyo. Ma è sufficiente spostarsi di un centinaio di metri più a sud per ritrovare la quiete. E anche se non si può sfuggire alla sagoma incombente dello Shard e del Guy’s Hospital, le strade di questa zona, dichiarate »conservation area«, sono mattonate, alberate e poco trafficate. Come hanno scoperto Alex Monroe e lo studio di architettura DSDHA al quale si è affidato, costruire in quest’area di Londra significa incontrare una serie di aspettative radicalmente diverse da quelle che governano il caos urbano di qualche strada più su. Nel 2009 Monroe acquistava un immobile a Snowsfields, una delle principali vie della conservation area a sud del London Bridge con l’obiettivo di aprire uno studio dove realizzare e vendere i suoi prodotti su misura.

Si trattava di un negozio di pura epoca edoardiana, l’ultimo di una serie di punti vendita che corrono su un lato della via. Tuttavia si differenziava dai negozi adiacenti per un fattore: mentre questi costituivano il basamento su cui si ergevano quattro piani destinati ad alloggi, quello di Monroe era una struttura ad un solo piano alla quale avrebbero dovuto aggiungersi, stando alla concessione edilizia, tre minuscoli ed improbabili alloggi in mattoni. Monroe incaricò lo studio DSDHA di aggiungere tre locali — uno studio, un laboratorio e una sala riunioni — mantenendo la destinazione del piano terra a negozio e adattando il basamento in modo da ospitare un punto spedizioni. Lo studio sviluppò puntualmente un progetto basato su una struttura in legno massiccio a strati incrociati, rivestito con una facciata finemente zincata. Questa scelta era motivata dal desiderio di riflettere la natura della lavorazione che si svolgeva all’interno dell’edificio. Ma i tecnici dell’ufficio urbanistico londinese avanzarono delle perplessità in quanto cercavano una finitura che fosse più in linea con l’aspetto mattonato predominante nella via. Si giunse quindi ad un compromesso: utilizzare la terracotta, un materiale che lo studio di architettura DSDHA aveva già impiegato in via sperimentale in un punto vendita, ora ultimato, in South Molton Street, sempre a Londra. I lavori iniziarono e la struttura in legno massiccio a strati incrociati, giunta su camion dalla Svizzera, venne installata in appena due giorni. Il progetto di DSDHA prevedeva che il legno all’interno dell’edificio fosse a vista e venisse impiegato anche per realizzare mobili incassati; così all’indomani dell’installazione delle finestre, l’interno era quasi completo. A questo punto, tuttavia, il fornitore della terracotta alzò il prezzo della sua fornitura in maniera esorbitante rispetto al preventivo.

I tecnici comunali cercarono allora altri fornitori, ma anche le loro quotazioni erano tre volte il preventivo iniziale. Seguirono due anni di stallo, in cui Monroe occupò l’edificio non finito. La situazione giunse ad una soluzione solo quando Deborah Saunt dello studio DSDHA prese in mano il telefono e riaprì di fatto la trattativa con i tecnici comunali. Questa volta, per fortuna, essi riconobbero i meriti della proposta originale e si poté così procedere all’installazione della facciata zincata.

Oggi, guardando l’opera compiuta, non si comprendono i motivi di tanta preoccupazione. Il rivestimento color grigio bronzo scuro patinato si intona perfettamente con gli edifici circostanti, mentre il fatto che si articoli in una serie di listelli verticali allineati l’uno accanto all’altro dà l’idea che la complessità prevalga sull’armonia con il circondario. Infatti, se le facciate adiacenti sono sempre meno rifinite man mano che si sale di piano in piano, il negozio di Monroe è inserito in un basamento relativamente grezzo sul quale si erge una struttura che è, letteralmente, uno scrigno. La discontinuità della sopraelevazione rispetto al basamento è evidenziata dal fatto che essa sporge leggermente dalla sagoma del negozio sull’estremità prospiciente la strada. Questo accorgimento sottolinea altresì la natura ‘flatiron’ dell’edificio, una forma che è divenuta un motivo ricorrente nelle opere più recenti dello studio DSDHA. Non è una coincidenza il fatto che i prezzi immobiliari a Londra abbiano raggiunto un punto tale che aree finora dormienti a causa delle difficili geometrie sono ora considerate interessanti opportunità di sviluppo.

I tre piani aggiunti presentano essenzialmente la stessa planimetria; ognuno ospita un unico locale al quale si accede da un’ampia scala. Tuttavia la facciata ha un aspetto molto più complesso. Al fine di sfruttare al meglio il potenziale dato dalla presenza della luce su tutti e tre i lati – un elemento prezioso data la natura della lavorazione che si svolge all’interno – l’architetto ha liberamente popolato ogni piano di aperture.

La maggior parte di esse ha dimensioni modeste ma l’effetto è stato potenziato introducendo aperture a doppia altezza sulle quali sono incorporati un paio di balconcini sul fronte dell’edificio prospiciente la via principale ed un pulpito in cima all’ultimo piano.

La struttura è stata arricchita grazie al rivestimento. Listelli zincati attraversano il fronte delle finestre in modo da smorzare l’impatto visivo delle aperture e ciò consente di concepire l’edificio come un volume unitario di proporzioni ambigue. Questa scelta consente di porlo in stretta relazione con le due torri che si stagliano dietro ad esso quando lo si guarda da est. La disparità di dimensioni tra lo studio di Monroe ed i due vicini grattacieli dello Shard e del Guy’s Hospital non potrebbe essere più pronunciata, ma non è questo che salta all’occhio guardandoli tutti e tre insieme, quanto piuttosto la qualità figurativa che li accomuna. Vengono infatti percepiti come un tutt’uno omogeneo. L’ambizione dell’edificio di trascendere la sua stessa astrazione e stabilire un rapporto di complicità con la città è resa evidente anche dal modo in cui i listelli si sviluppano lungo l’intera altezza della facciata. Ad un certo punto si riducono di profondità e ciò avviene in corrispondenza di un cordolo che divide la facciata dell’edificio adiacente in sezioni di mattoni e sezioni di intonaco a rustico. Più in alto vanno a formare la balaustra della terrazza dell’ultimo piano, riccamente piantumata, seguendo una linea che si accorda con le gronde degli edifici adiacenti. Se il linguaggio è specifico dello studio DSDHA, la sensibilità che ha guidato questa scelta non si discosta poi così tanto dalla Lisson Gallery, progettata da Tony Fretton ormai 20 anni fa. Come in quel caso, infatti, l’edificio fotografa il mondo che lo circonda e coniuga in un ensemble artistico parti tra loro apparentemente inconciliabili. In una città come Londra che anno dopo anno diventa sempre più eterogenea, questa è una strategia da non sottovalutare.

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