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Casa-atelier di Hubert Kostner

Castelrotto, BZ, Italia

Da sempre la montagna offre molteplici possibilità di posare lo sguardo sul paesaggio e sopra i suoi tanti strati fisici: rocce, alberi, salite e discese, natura e case, ma anche cielo e sole. 
Tale premessa è servita così per avvicinarsi a un edificio che nasce come momento di accostamento—anche a distanza—tra il committente e gli architetti che, nel 2009, gli inviano una cartolina con la traccia concettuale della futura dimora. La cartolina 'vettore' coincide con il desiderio ancora inevaso del suo 'com–mittente' e dà luogo, in seguito, al rigore di un progetto e di una costruzione lasciando che il materiale principale del fabbricato, il legno, si riveli semplicemente in tutta la sua durezza ed esprima la dignità di un cliente che partecipa attivamente al processo progettuale realizzando un primo modello della casa. A partire dall'illustrazione della cartolina, l'architettura prevede già una duplice richiesta di sintesi con un paesaggio in cui è assente la consueta visione della montagna, con vette impervie che incombono sui paesini, e dove, invece, lo sguardo tende a fermarsi sull'altopiano che circonda il villaggio: un contesto che sembra rubato alla Foresta Nera. Un diorama montano, simile ad alcuni lavori dello stesso Kostner che gettano uno sguardo diverso e ironico su un soggetto noto come quello alpino: non copia del reale come funzione d'indagine, ma una differente strategia dello sguardo che può anche diventare finzione. Un altopiano che sembra 'emergere' dal paesaggio e sul quale tutte le case sembrano 'sospese'.
Una volta a Castelrotto, è piuttosto semplice individuare l'abitazione e scorgere le due entità separate che contraddistinguono questa doppia costruzione che 'emerge' quasi 'sospesa' su uno sperone innevato. 
Il progetto ha generato una costruzione che si scinde in due entità: si elevano in aria come piccole montagne, entrambe da scalare. Sono vette apparentemente prive di copertura in un territorio, come quello alpino, in cui i tetti sintetizzano quasi per intero l'idea stessa di architettura montana. Le due cime edilizie rievocano i tipici masi locali, spesso accoppiati. Questo tema ha indotto i progettisti a proporre dei volumi distinti, evidenziando l'apparente disturbo provocato dall'edificio, in un fazzoletto di terra tra vecchie case, come fosse il racconto stesso di uno spazio, al quale si va ad aggiungere un elemento in grado di ridisegnare il contesto esistente attraverso la sua frammentazione. Radicarsi in questo villaggio con una costruzione di questo tipo equivale a cercare un punto di sintesi tra i dati storici, rappresentati dall'edilizia locale, e un certo modo di consolidare il contemporaneo nel futuro paesaggio alpino.
"Voi siete qui" diceva una scritta apposta dall'artista Kostner in ogni singola stazione della metropolitana di superficie di Bolzano, a significare come ogni fermata, nell'incessante flusso che attraversa una città soggetta a mutazioni continue, non fosse mai uguale alle altre. E che ci potrebbe riportare a un ipotetico "Voi eravate qui" del disegno di questa casa che esprime semplicemente il proprio tempo con un'architettura che riunisce un passato non più lontano con un futuro immediato e, soprattutto, non più rappresentabile con chalet e finti masi. Sotto lo stesso tetto—anzi, gli stessi tetti—si proietta la vita della famiglia Kostner e l'opera dell'artista che, nella porzione che emerge dal suolo, lavora ed espone la sua arte e che, nella parte sospesa (o appesa al cielo), vive con il suo nucleo familiare. Il suo spazio di lavoro, quindi, s'immerge nella terra e si lega fisicamente al fabbricato adiacente, abitato dalla sua famiglia d'origine. 
Lo stesso artista svela che la casa è nata da un lavoro molto secco, attraverso modalità che hanno generato spazi modellati dalla durezza del legno assemblato senza ricorrere a una sola vite, in cui la decorazione è limitata a un'incisione nelle assi che ne rivestono l'involucro: un tatuaggio che lede, in maniera quasi invisibile, un frammento di facciata.
Questo articolo è stato pubblicato in origine su Domus 967, marzo 2013

Autore
Luciano Bolzoni

Fotografie
Niccolò Morgan Gandolfi

Fonte: Domus Web

Assonometrie, piante e sezione

La struttura è anche motivo formale: il traliccio che sostiene la galleria prosegue in facciata, fino a toccare il profilo della copertura. Kostner ha inciso il prospetto ovest con il disegno della pianta della sua casa-atelier 

Abitazione e Atelier Kostner

Località

Castelrotto, BZ/I

Architetti

MODUS architects, Sandy Attia, Matteo Scagnol

Gruppo di progettazione

Volkmar Schultz, Samuel Minesso, Veronika Lindinger

Ingegneria strutturale

Rodolfo Senoner

Direzione lavori

 

Matteo Scagnol

Impianti

Josef Reichhalter

Aziende

 

Urban Winkler (strutture in calcestruzzo); Ludwig Rabanser (struttura in legno); Wolfartec (serramenti); Kometal (finiture in metallo); Josef Rier (arredi)

Cliente

Hubert Kostner

Altitudine

 

1,075 m

Area 

934 mq

Area edificata sotto il livello del suolo

410 mq

Area edificata sopra il livello del suolo 

160 mq

Area adibita ad atelier

200 mq

Area adibita a residenza

200 mq

Progetto

04/2009—06/2010

Realizzazione

04/2011—12/2012

 

 

Completamento

2012