Nel caso di un intervento locale di sostituzione di un solaio di copertura in latero-cemento con uno in legno lamellare (senza soletta collaborante in c.a ma comunque verificato secondo il DM 14.01.2008) come posso dimostrare che non c'e' una sostanziale variazione della rigidezza tenuto conto che il solaio in latero-cemento ha uno spessore di 20 cm?
anonimo: Nel caso di un intervento locale di sostituzione di un solaio di copertura in latero-cemento con uno in legno lamellare (senza soletta collaborante in c.a ma comunque verificato secondo il DM 14.01.2008) come posso dimostrare che non c'e' una sostanziale variazione della rigidezza tenuto conto che il solaio in latero-cemento ha uno spessore di 20 cm?
Risposta
Sul sito sono già state pubblicate diverse risposte inerenti la rigidezza di piano degli impalcati. Secondo la definizione data dalle norme tecniche al punto 8.4.3 e i commenti della circolare 617 del 02/02/2009 si ha un intervento locale solo quando non si abbiano variazioni significative di rigidezza o dei carichi verticali.
In assenza di una soletta collaborante in c.a. è tutt'altro che semplice dimostrare l'ipotesi di infinita rigidezza della copertura in legno (controventata mediante tavolato incrociato, nastri chiodati, pannelli in OSB o compensato, etc.). Del resto difficilmente con una copertura in legno si otterranno valori di rigidezza elevati come quelli di un solaio in latero-cemento da 20 cm.
In linea di principio per giustificare tale ipotesi si deve procedere con una modellazione che tenga conto della deformabilità di piano per poi operare un confronto con gli spostamenti orizzontali ottenuti nel caso di solaio rigido. Dall’ EC8 (punto 4.3.1): “La membratura è considerata rigida, se, quando è modellata con la sua flessibilità reale nel piano, i suoi spostamenti orizzontali non superano in nessun punto quelli che risultano dall’ipotesi di membratura rigida per più del 10% degli spostamenti orizzontali assoluti corrispondenti nella situazione sismica di progetto.” Si ha quindi una definizione teorica e poco operativa.
Ing. Mauro Andreolli