Qual è la definizione corretta del termine "arcareccio"?


Giorgio Piccardo, MI (Ingegnere): Spesso nelle pubblicazioni promo_legno (che leggo sempre con interesse, ma
lo trovo anche in pubblicazioni di altri) si definiscono "arcarecci" le travi
secondarie che appoggiano sulla trave di colmo e sulla banchina, nel "tetto ad arcarecci" (che io ho sempre chiamato "tetto alla piemontese").
Avendo sempre letto, sia su vecchi libri di testo e vecchie pubblicazioni, ma anche su libri e pubblicazioni recenti, che si definiscono "arcarecci" (in alcune zone terzere, mezzecase, rompitratta) le travi orizzontali secondarie che, nel tetto alla lombarda, appoggiano sui muri di spina o di estremità, o sui falsi puntoni, o sui puntoni di
capriata, mi viene il sospetto della correttezza di queste definizioni.

Le travi secondarie che, nel tetto alla piemontese, appoggiano sulla banchina e sulla trave di colmo, mi risulta siano sempre state definite "falsi puntoni", o talvolta erroneamente "puntoni"; in alcune zone "canteri".

Vuol essere così cortese da spiegarmi come stanno attualmente le cose, e da dove deriva l'uso del termine arcareccio anche per travi inclinate? La mia non è una semplice curiosità, ma l'incerta definizione del termine "arcareccio" ha dato spesso luogo a malintesi nel trattare con segherie o altri addetti ai lavori.

30.03.2010 | Nr.: 2912

Categoria: Generalità tecnologia
Parole chiavi: tetto, bibliografia

Risposta

La Sua osservazione è senza dubbio corretta.
Nella documentazione promo_legno si è sempre utilizzato il termine "arcareccio" per indicare la trave secondaria inclinata di una copertura a semplice bifalda con trave di colmo e travi di banchina (quello che Lei indica come tetto alla piemontese). Questa terminologia è stata adottata nelle prime documentazioni presenti nel corso base e mantenuta nelle documentazioni prodotte successivamente.

Tuttavia, come Lei osservato, il termine "arcareccio" è forse molto più frequentemente adottato per indicare un'orditura secondaria orizzontale che poggia sulle capriate principali di copertura (in quello che Lei indica come tetto alla lombarda). Tale accezione si trova sia in diversi libri di testo, sia anche nelle definizioni riportate in alcuni dizionari della lingua italiana (per esempio da Gabrielli edizione Hoepli: "Trave che, nell'orditura di un tetto, poggia direttamente sulla capriata e serve da sostegno ai travicelli"). Tuttavia, come spesso avviene per i termini legati alle costruzioni in legno, non si riscontra sempre un'unicità di definizione, questo forse anche a causa delle numerose possibili varianti lessicali regionali: può succedere infatti che lo stesso elemento sia indicato con nomi diversi a seconda delle zone geografiche. Per rendere un'idea di questa disomogeneità lessicale può fare anche riferimento al glossario tecnico presente nel testo "Guglielmo Giordano, Tecnica delle costruzioni in legno, Hoepli". La grande incertezza terminologica può quindi spesso generare delle confusioni e malintesi tra gli addetti ai lavori, come da Lei sottolineato.

Quindi la definizione adottata nelle documentazioni Promo_legno non è sicuramente l'unica e probabilmente nemmeno la più comune (anche se, come da Lei osservato, la si ritrova in diverse pubblicazioni ed in alcuni usi locali), ma, poichè adottata sin da subito nel corso base, è stata per coerenza da me mantenuta in tutte le lezioni che ho nel seguito preparato nell'ambito dei corsi promo_legno.

Ing. Roberto Tomasi

categoria: Tecnologia e prodotti,