Mi potreste suggerire il modo di realizzare i particolari costruttivi dei collegamenti di una copertura a due falde in legno realizzata su di una struttura intelaiata in c.a.?


anonimo: Su una struttura intelaiata in c.a. devo realizzare una copertura a due falde in legno lamellare costituita da una trave di colmo (poggiante sul timpano in laterizi compreso tra la sottostante trave in c.a. e la falda) e da puntoni (collegati al colmo con viti e sulla trave in c.a. con piastra e tirafondi). Mi potreste suggerire il modo di realizzare i particolari costruttivi dei collegamenti di cui sopra, in special modo quelli alle estremità del colmo in appoggio sulla muratura?

27.12.2010 | Nr.: 4057

Categoria: Sistemi tecniche e dettagli costruttivi, Sistemi tecniche e dettagli costruttivi
Parole chiavi: collegamenti, tetto

Risposta

Una disamina approfondita dei collegamenti nelle coperture lignee viene riportata nella lezione C2 del corso avanzato coperture di Promo_legno (si veda il link in fondo pagina). Il caso illustrato sembra essere quello classico del tetto ad arcarcci a due falde, costituito da una trave di colmo orizzontale che appoggia sui timpani laterali, ed elementi secondari (travi inclinate o "falsi puntoni") che collegati alla trave di colmo ed al cordolo di copertura (in questo caso una trave in c.a.). Il collegamento della trave principale si configura come un "semplice appoggio", dove il dimensionamento strutturale del collegamento è legata alla verifica di schiacciamento locale delle fibre legnose nella zona di appoggio. Nel documento citato vengono fatte alcune considerazioni costruttive relativamente all'intersezione di questo elemento strutturale con l'involucro esterno ed altri elementi strutturali (come per esempio il cordolo di coronamento del timpano).

Più articolata è la trattazione del collegamento tra elemento secondario ed elemento principale, esistendo diverse soluzioni costruttive. Il collegamento trave principale-secondaria (colmo-falso puntone) può essere concepito principalmente in due modi: in appoggio sulla trave principale, oppure in spessore con la trave principale.

Nel primo caso, sebbene il tetto ad arcarecci possa essere teoricamente considerato una struttura non spingente, è necessario a tal fine garantire che non vi siano configurazioni errate nei vincoli agli appoggi, che possano determinare spinte o addirittura labilità strutturale (si veda la trattazione della lezione C2 e la riposta correlata).

Ing. Roberto Tomasi

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