Vorrei alcune indicazioni relative alla possibilità di procedere alla sopraelevazione in legno di un edificio esistente in c.a.


anonimo: Sopraelevazione in legno (pannelli tipo platform frame) su di un edificio esistente in c.a (telai in c.a. e solai in laterocemento) in zona sismica:

- dovendo procedere senza la possibilità di approfondire la conoscenza dell'edificio esistente, è cautelativo, per la determinazione della azione orizzontale sismica, trattare la sopraelevazione come un edificio "al suolo"?

- in caso contrario in quale altro modo cautelativo si potrebbe procedere?

- in ogni caso, quale coefficiente di struttura q sarebbe più opportuno adottare (telai in c.a. o pannelli chiodati in legno)?

20.04.2011 | Nr.: 4116

Categoria: Progetto e verifica in zona sismica
Parole chiavi: sismica

Risposta

Purtroppo una risposta semplice a questa domanda non è possibile. Coscienti di non poter dare una risposta esaustiva e definitiva sia dal punto di vista tecnico che da quello formale e giuridico-normativo, aggiungiamo di seguito alcune considerazioni che dovrebbero contribuire a far avanzare la discussione e a chiarirne alcuni aspetti.

 

Per trattare la sopraelevazione come un edificio "al suolo" bisogna poter dimostrare che il comportamento dinamico della sopraelevazione non è influenzato dal resto dell'edificio, o - detto in altro modo - che l'edificio esistente può essere considerato come infinitamente rigido riguardo alla sopraelevazione. In alcuni casi potrebbe essere così, ma non come regola.

 

Qualora questa ipotesi non fosse valida - e nella maggior parte dei casi non lo è - allora si deve procedere all'analisi dinamica di tutto l'edificio.

 

Un vecchio adagio degli specialisti della dinamica delle struttura dice che "in dinamica non esistono procedimenti cautelativi"; come spesso accade per affermazioni di questo tipo non resta altro da aggiungere, se non confermarne la correttezza e la veridicità. L'unico modo cautelativo di procedere è quello di assicurarsi di avere una struttura regolare sotto tutti i punti di vista, e cioè che principalmente garantisca un flusso di forze continuo e omogeneo fino nel terreno solido, senza dimenticare che questo principio vale anche per la corretta discesa dei carichi statici (vento incluso). Una volta assicurato ciò, il primo approccio è quello di determinare le forze sostitutive e di garantire sufficiente rigidezza e resistenza a tutta la struttura.

 

La soluzione cautelativa della questione del coefficiente q è altrettanto semplice, e consiste nell'applicazione del coefficiente 1 (o eventualmente 1,5), ricordando che nessuno e niente impongono (salvo in alcuni casi di rischio sismico estremo) di ricorrere alla dissipazione dell'energia nella struttura.

 

Sulla scelta del coefficiente di struttura in caso di costruzione composta da elementi di c.a. e di legno, e prescindendo dalle questioni giuridiche e formali, riteniamo si debba considerare che il coefficiente q è determinato dal comportamento della struttura nella sua globalità. Assicurando la duttilità e la possibilità di dissipazione di energia, secondo le regole valide per i rispettivi materiali, di tutti i componenti della struttura nella sua globalità, il coefficiente q non potrà essere ammesso più grande del valore massimo ammesso per i singoli componenti. Quindi, secondo questo principio, sarà il valore di q più ridotto - fra le due parti della struttura - a determinare il valore da ammettere per l'insieme della struttura. 

Ing. Andrea Bernasconi

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