Vorrei sapere quali coefficienti di rigonfiamento e di ritiro usare per il legno lamellare e se esiste qualche trattamento che inibisce i fenomeni legati allaa natura igroscopica.
antonino saraceno, TO (Ingegnere): Vorrei sapere quali coefficienti di rigonfiamento e di ritiro usare per il legno lamellare e se esiste qualche trattamento che inibisce i fenomeni legati allaa natura igroscopica.
Risposta
I coefficienti di rigonfiamento e di ritiro per variazioni percentuali unitarie in funzione delle diverse direzioni anatomiche sono riportati nella seguente tabella:
Tabella Coefficienti di variazione dimensionale eper variazioni percentuali unitarie, Dm = 1% di umidità all`interno del campo igroscopico
| εT | εR | εL |
Conifere | 0,24 | 0,12 | 0,01 |
Latifoglie | 0,40 | 0,20 | 0,01 |
Le deformazioni longitudinali (parallele alla fibra) sono quindi di un ordine di grandezza inferiori a quelle trasversali (radiali e tangenziali), pari, secondo la precedente tabella, ad 1/10000 per variazione di un grado di umidità (questo significa una variazione di 0,3 mm per un asta di 3 m). Nel caso in cui gli elementi lignei siano posti in opera con valori di umidità prossimi a quelli di equilibrio con l`ambiente, è chiaro che variazioni di questa entità non sono di per sé preoccupanti.
Diverso è il caso delle deformazioni trasversali (radiali e tangenziali): nel caso di deformazioni radiali si ha 1/1000 per variazione di un 1% di umidità. Trasversalmente all'asse degli elementi in legno lamellare si può assumere a favore di sicurezza il valore più alto per effettuare i calcoli: in ogni caso negli elementi in legno lamellare tali valori diventano importanti per travi di una certa dimensione in altezza, per le quali è quindi opportuno valutarne le variazioni dimensionali in funzioni delle condizioni di utilizzo e delle variazioni termoigrometriche stagionali. Per un approfondimento di queste tematiche si rimanda comunque al testo Hoepli "Strutture in legno" di Piazza, Tomasi, Modena.
È possibile stabilizzare dimensionalmente il legno con buoni risultati mediante trattamenti chimici: sostituendo i gruppi ossidrilici del legno con altri meno polari, per esempio gruppi acetilici, si ottiene una notevole riduzione di instabilità dimensionale con una marginale perdita di resistenza, ma con un calo significativo del modulo di elasticità a trazione. Si fa più frequentemente ricorso alla reticolazione con formaldeide o all’imbottimento (bulking) con sostanze polari a bassa tensione di vapore che rigonfiano il legno in maniera permanente (polietilenglicolo fenolo-formaldeide).
Ing. Roberto Tomasi